About me

Viola è il mio nom de plume.

Non l’ho scelto io, altrimenti sarei andata sul classico con una delle mie scrittrici preferite -magari Oriana o Marguerite– ma mi piace il fatto che sia stato scelto per me, niente meno che in un romanzo.

Viola è il nome di un personaggio, ispirato a me, che un caro amico scrittore di fama ha tratteggiato in uno dei volumi della trilogia dedicata a un antieroe assai simpatico, una specie di sfigato di successo (almeno di pubblico e critica).

prova_DonatriceIn effetti c’è molto di me in questa giovane donna che il protagonista del romanzo descrive come la sua donatrice psicologica ossia la classica amica “speciale” con cui ci si può raccontare, dicendo semplicemente la verità, in virtù di un rapporto chiaro e franco, nel quale nessuno chiede all’altro più di quello che gli può dare. 

Di sicuro c’è come mi vede il mio amico scrittore. Non a caso la descrizione fisica è fedele all’originale. L’aspetto conta, si sa, e per un uomo in maniera particolare.

Non è così per me ma suonerebbe ingrato, e pure un po’ ipocrita, farlo notare a chi ha scritto, bontà sua, che “Viola è davvero bella, nel senso che non ti delude a distanza ravvicinata, come quasi tutti gli esseri umani”.

Il mio ego femminile ha di che ringalluzzirsi, non lo nego, però quello che davvero mi colpisce è che – per come la vede (mi vede!) il mio amico – Viola è anzitutto una donna che conduce la sua vita “senza infelicitarsela”, in sostanza perché sa bene quello che vuole. Merito della sua “praticità sentimentale” e della “innata capacità di decidere su due piedi senza sensi di colpa”.

Sì, accidenti, ma non azzeccando una sola scelta giusta!

IL MIO EGOTemo che al mio amico manchi la cognizione di questa parte della mia personale storia.

Del resto, questa è la mia vita vera o almeno quello che ne penso ora, che mi ritrovo nel mezzo del cammin, ossia al crinale tra i trenta e i quarant’anni e, per rimanere in tema dantesco, la “vita nova” è alle spalle e mi rimane l’unica certezza dei tanti errori fin qui commessi.

Che ne è, allora, della Viola sicura di sé e generosa donatrice psicologica?

Semplice: sono sempre stata più brava a dare consigli che a metterli in pratica.

Il fatto è che, quando qualcuno mi parla di sé, io so ascoltare e, di solito, dico quello che penso.

A quanto pare ci azzecco, del resto con la vita degli altri è molto più facile.

Ascolto perché mi piacciono le storie, mi nutro di storie da sempre.

Per me la vita è un’infinita narrazione, è inesausta ricerca di senso (con effimere illusioni di poterlo trovare), è desiderio di lasciare un qualche segno per sfuggire all’ineluttabile oblio.

Io alle storie mi aggrappo, sono la mia unica àncora. Quelle che leggo, quelle che vedo, quelle che mi raccontano, quelle che scrivo.

Avevo cinque anni quando ho iniziato a leggere (una delle più grandi consolazioni della vita), a sei anni ho scoperto il piacere di  scrivere e, in pratica, non ho mai smesso. A otto leggevo i miei racconti ai cuginetti e a dieci anni, nel tema di congedo dalle elementari che custodisco come un oracolo di Nostradamus, sentenziai che “da grande” avrei fatto la giornalista e la scrittrice.

Sono stata di parola, almeno per metà, eppure mi sento a un punto critico della mia esistenza: non sono affatto soddisfatta delle scelte che ho compiuto finora e probabilmente di quello che sono, su tutti i fronti. Vorrei provare a comprenderne il perché, ammesso che serva a qualcosa, e allora in questo blog scriverò semplicemente e liberamente di me e delle storie che mi circondano.

Gli scrittori sono un po’ ladri. ColgonoPerché, in fondo, gli scrittori sono un po’ come ladri, sempre pronti a cogliere il potenziale narrativo di tutto ciò che li circonda, a captare le storie in cui si imbattono – quelle di cui sono protagonisti ma soprattutto quelle che ascoltano o a cui assistono – e sistematicamente a fissarle su carta (o smartphone o qualunque strumento a portata di mano) per non dimenticarle. Come stelle comete che solcano la loro mente e la illuminano per un fugace istante, prima di eclissarsi nel buio dell’oblio.

Comunque, anche se in certi momenti mi sembra di dovermi pentire di tutto, mi pare che nulla abbia un senso e che io non abbia combinato niente di buono, fortunatamente non mi abbandona la consapevolezza che questa è la vita, accidenti, con tutti i suoi momenti di trascurabile infelicità (cit. Francesco Piccolo) ma soprattutto felicità.

VonnegutPiccole felicità a cui faccio caso e di cui non dimentico di essere grata. Eccome!

Della lezione lieve e profonda di Kurt Vonnegut mi piace molto questa:

Praticare un’arte, non importa a quale livello di consapevolezza tecnica, è un modo per far crescere la propria anima, accidenti. Cantante sotto la doccia. Ballate ascoltando la radio. Raccontate storie.

Ecco perché ho deciso di condividere qui, nel mio blog, le mie piccole storie quotidiane e tutte le storie, grandi e piccole, che mi piacciono, che mi emozionano, che mi divertono, che mi fanno riflettere, che mi offrono un punto di vista a cui non avevo pensato, che mi illudono che un senso esista.

Spero di raccoglierne altre da chi avrà la bontà di leggermi e di condividere con me il piacere di una bella storia.

 

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