Amore: gioie e (molti) dolori ai tempi di Facebook L'ironia fulminante e disincantata sulle relazioni sentimentali "a mezzo social" rende il romanzo d'esordio di Ester Viola una lettura imperdibile per sorridere e riflettere.

Prendiamone atto: nelle relazioni personali, e soprattutto in quelle amorose, c’è un prima e c’è un dopo Facebook. Uno spartiacque che ha rivoluzionato tempi, modi, sviluppi e anche la conclusione degli amori. Ed è soprattutto la fine degli amori che fa la differenza nel caso di Olivia Marni, avvocatessa 32enne di Napoli.

Infatti la protagonista del romanzo “L’amore è eterno finché non risponde” di Ester Viola (edito da Einaudi) ha scelto di “specializzarsi in divorzi” e non divorzi qualsiasi, ma guerreschi addii tra coppie ricche.

Battaglie di cui Olivia ormai conosce bene l’epilogo:

Tutta questa guerra finirà con un provvedimento in cui il giudice farà un semplice conto: la cifra che lui deve darle al mese. La fine della guerra in amore non è altro che un assegno.

D’altro canto il suo lucido e terribilmente ironico disincanto le fa ammettere che “senza l’istinto ritorsivo dei Lasciati” in fondo lei sarebbe senza lavoro. Sono due infatti le principali categorie di clienti con cui ha a che fare quotidianamente:

  • Lascianti.

Sono spesso in forma e di buonumore. Fosse per loro, chiuderebbero questa farsa e questo fascicolo adesso, pagando molto purché tutto finisca in cinque minuti senza passare per il Tribunale.

Cosa li identifica: sono quelli ragionevoli e preoccupati per i figli.

Naturalmente sono cosí lucidi, moderni e rassegnati con benevolenza a sfasciare una famiglia perché di solito muniti di un amore nuovo di zecca. Niente ti fa diventare buono con gli ex quanto la tua nuova relazione.

  • Lasciati.

Hanno già perso col matrimonio, quindi non hanno nessuna intenzione di perdere nel divorzio.

Sognano la separazione come una guerra, è il loro modo di sentirsi meno sconfitti.

La verità è che loro, questo divorzio, non lo volevano proprio.

Cosa li identifica: a volte sei costretta a fermarli perché ti danno troppi dettagli sull’indegnità dell’ex.

Colano veleno su tutto ovunque: con te, con gli amici, con gli estranei, su Facebook, nei commenti on-line dei quotidiani.

Con i primi c’è da lavorare meno, con i secondi c’è da divertirsi. O rimanere sgomenti, dipende dai punti di vista. Appartengono a questa categoria le “Desperate Xanax” che immancabilmente producono ampia documentazione di immagini e chat che inchiodano il fedifrago. Ecco un caso emblematico:

– Bene. Comincio. Dall’inizio, no? In breve: io e Marco siamo sposati da sette anni e andava tutto molto bene. Fino a sei mesi fa, quando ho cominciato a notare accessi strani su Facebook, era sempre in chat, sempre verde. Ha presente il pallino della chat?

Eccolo, Facebook: dal 2009 i miei clienti lo nominano puntualmente entro i primi cinque minuti di ogni primo appuntamento. All’Inferno, il pallino è sempre verde.

Apre la Birkin blu e tira fuori un blocchetto di fogli: le chat del Miserabile con l’Amante.

La trappola è proprio questa e Olivia naturalmente ci è cascata, come i suoi clienti e come tutti ormai oggi. La sua disincantata consapevolezza non basta infatti a salvarla dalla “ragnatela social” e quindi si ritrova invischiata in telefonate, messaggi e chat Whatsapp con l’ex fidanzato che si illude voglia tornare all’ovile.

Anche Olivia insomma, come una qualsiasi delle sue clienti, monitora il profilo Facebook dell’ex per tenersi aggiornata, soprattutto in un momento di suo strano “silenzio social”. Ed è lì naturalmente – Zuckerberg che cosa hai fatto all’umanità! – che scopre un’inequivocabile fotografia con una nuova fiamma, con l’ovvia conseguenza di passare a scandagliare anche i profili social della giovane fanciulla “dal cerchietto rosa”. Perché, naturalmente, tutto quello che siamo/mostriamo è sui social che si vede.

Così il racconto delle vicende professionali e sentimentali di Oliva procede incalzante, con effetti stimolanti – della risata e della riflessione! – per chi legge. Perché Ester Viola, che di mestiere fa proprio l’avvocato, è davvero spietata, in modo arguto e dissacrante, nell’autopsia delle relazioni sentimentali ai tempi di Facebook, Instagram, Whats app e chi più ne ha più ne metta. Un altro assaggio:

Nel 1999:

a) avevi un paio di chiamate al giorno (le classiche, quando la relazione s’era già stabilizzata) piú qualche messaggio – le due cose potevano benissimo escludersi;

b) scriversi non piaceva a nessuno, almeno non sempre e non quanto vedersi. Tranne ai già fissati con internet, i pionieri delle chat. Quelli che facevano un po’ paura a tutti, prima che tutti diventassimo come loro.

Nel 2016:

a) si parte sempre da una chat. Spesso dalla qualità delle chat esplorative dipende il futuro (per «futuro» di una relazione si intende: vedersi);

b) all’inizio, cioè proprio quando le cose dovrebbero essere piú facili, devi applicarti meticolosamente. Devi essere piú o meno indimenticabile in prima battuta, in quelle tre righe (se le rilegge il giorno dopo e le trova interessanti, riscrive);

c) non ne bastano un paio, com’era con gli sms – si scrive di continuo e per minuti interi. In diretta. Ne esci sfinito, esiste proprio una sindrome di affaticamento da chat (vertigini e attention span che si riduce);

d) come se la quantità di tempo perso non fosse già impressionante, per il livello estremo della competizione c’è il nuovo problema delle foto. Cioè, oltre a scrivergli, leggerlo, pubblicare sui social network (affinché anche lui legga, conti i tuoi like e s’accorga di quanto sei stimata anche dagli estranei), dovrai essere anche gradevole in foto. Lo standard minimo è diventato: molto gradevole in foto. E le foto devono cambiare di continuo, o si penserà che sei stata carina da un solo angolo per dieci secondi. Se invece sommi 1500 inquadrature fortunate in un anno, sarai stata passabile almeno per 15000 secondi, cioè 250 minuti, quindi oltre le 4 ore. Nel 2016 bella-per-sommatoria-di-inquadrature-fortunate vale quasi quanto bella-davvero.

Che aggiungere? Una lettura davvero piacevole e non scontata. Perché se l’amore è da sempre al centro di versi e prose, da quando è nella rete decisamente non è più lo stesso 😉

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