Le anime bianche e il mistero della vita Grazie alla traduzione di Annarita Tranfici per Panesi edizioni, è ora disponibile in italiano il breve e struggente romanzo che l'autrice de "Il piccolo Lord" scrisse dopo la morte di suo figlio quindicenne

Il poeta Iosif Brodskij pensava che la traduzione fosse «la madre della civiltà».

Mi sarebbe piaciuto essere poliglotta per tante ragioni, non ultima riuscire a leggere i romanzi che amo nella loro lingua originale. Ma purtroppo non è così, quindi infiniti piaceri letterari mi sarebbero preclusi se non ci fossero i traduttori, al cui straordinario lavoro mi sento di tributare massima gratitudine.

E un grazie sincero rivolgo all’amica Annarita Tranfici perché mi ha fatto conoscere “Le anime bianche” della scrittrice Frances Hodgson Burnett – di cui da bambina ho amato “Il piccolo Lord” ed “Il giardino segreto” – e soprattutto perché di questo poetico romanzo è la traduttrice in italiano per la Panesi Edizioni. Dobbiamo dunque al suo pregevole lavoro la possibilità di immergerci nella toccante lettura di questa breve e finora misconosciuta storia dell’autrice di celebri libri per ragazzi.

“The white people” è la storia di  Ysobel – una ragazzina timida e minuta che non ha mai conosciuto i genitori e vive, assieme ai suoi tutori, in un austero castello immerso nelle selvagge highlands scozzesi – e del suo dono speciale, ereditato dalla madre, di “vedere oltre le cose” e di entrare in contatto con le “anime bianche” – come con giusta e delicata scelta le definisce Annarita Tranfici – che ai suoi occhi si mostrano ormai libere dalle sofferenze e dalle paure dell’esistenza.

Oltre a non conoscere questa storia, ne ignoravo la dolorosa genesi: Frances Hodgson Burnett la dedicò infatti al figlio Lionel, che morì di tubercolosi nel 1890, all’età di quindici anni.

A colpirmi di  più è la serena accettazione del “corso naturale delle cose” che accompagna la vicenda di Ysobel ed il messaggio positivo di cui questa giovane eroina si fa portatrice: malgrado le tribolazioni dell’esistenza e il mistero che la pervade, tutto ciò che accade ha un senso che ci trascende e non c’è da temere l’oscura mietitrice e la fine che tutti ci attende.

Fu quando compii dieci anni che Wee Elspeth cessò di venire da me, e sebbene in un primo momento ne sentissi la mancanza, non la percepivo con un senso di dolore o di perdita definitiva. Sapevo che se n’era solo andata da qualche parte per un po’.

Il commovente incontro di Ysobel con lo scrittore Hector MacNairn e con sua madre, che colgono l’assoluta unicità della giovane e trovano in lei incanto e consolazione – suggella perfettamente la visione della Burnett sul mistero della vita:

Tutte le cose che pensiamo accadano per caso sono solo una parte della grande filiera dello schema della vita. Quando si comincia a sospettare questo e a osservare con maggiore attenzione, si inizia anche a vedere quanto le piccolezze siano connesse tra loro, e sembrino, alla fine, portare a una ragione e a un senso più profondo, sebbene potremmo non essere abbastanza intelligenti e arguti da vederlo chiaramente. Niente accade per caso. Noi stessi facciamo sì che si verifichi ogni genere di cosa: le cose sbagliate, perché non sappiamo né ci preoccupiamo di sapere se ci troviamo dalla parte del torto o della ragione, e quelle giuste perché – inconsciamente o consapevolmente – tendiamo a scegliere la cosa giusta, nonostante tutta la nostra ignoranza.

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