Riti e miti tragi-comici della vita del diplomatico Lasciata la carriera in ambasciata per dedicarsi alla scrittura, Valerio Parmigiani racconta un "universo parallelo" sconosciuto ai più, con un "bestiario" che mescola sorriso e riflessione.

Chi non vorrebbe “spiccare il volo per coprire la distanza che separa il mestiere per vivere da quello di vivere”? Valerio Parmigiani l’ha fatto. Milanese, classe ’67, alcuni anni fa ha lasciato la carriera da diplomatico per cercare un senso, che ovviamente nella vita non c’è, nella scrittura, che invece un orizzonte di senso ce l’ha.

O almeno è quello che speriamo in tanti e, comunque vada, io dico che sarà bello averci creduto fino in fondo 😉

La motivazione della sua scelta Valerio la spiega chiaramente, a conclusione della sua prima opera “Bestiario diplomatico” edito da Effepi Libri, in cui racconta la sua “vita precedente” in due sedi diplomatiche italiane a Nicosia e Lusaka.

Anni e anni di esercizio all’introspezione dovrebbero ormai avermi reso abbastanza consapevole di me stesso per impedirmi di essere frenato dalla resistenza più forte: quella determinata dal pericolo di potersi ritrovare faccia a faccia con l’abisso della propria pochezza e insoddisfazione di sé.

Insomma, scuse non ce ne sono. Si salpa, è deciso. Con quali risultati è impossibile prevedere, ma sarebbe stato insopportabile il rimpianto di non averci provato. […] Come dice Latouche: «Forse ciò non produrrà risultati né belli, né elevati, né efficaci, ma [il suo autore] sarà semplicemente se stesso». E magari smetterà finalmente di riconoscersi nell’alleniano «unico rimpianto nella vita»: quello di non essere qualcun altro.

E’ bello sapere che non si è trattato di un volo d’Icaro e che la Cassandra Scrivens – così si chiama il suo divertente blog – non abbia profetizzato sciagure ma, anzi, abbia prodotto una seconda opera che è una spy-story ironica e surreale che già dal titolo, “Il verme del rafano è più felice di me” (Eretica Edizioni) lascia trasparire la cifra stilistica dell’autore.

bestiario 2

Se non si è capito ancora, Valerio Parmigiani fa ridere (in senso buono, ovviamente) e fa pensare.

Perché, come proprio gli antichi commediografi greci ci hanno insegnato, si pensa assai meglio con il sorriso.

E il “mondo parallelo” in cui ha vissuto nella sua prima vita, quello delle ambasciate e degli ambienti diplomatici, si presta particolarmente ad uno sguardo disincantato e dissacrante come quello di Valerio. Che infatti si diverte a portarne alla luce i peculiari rituali e i personaggi grotteschi.

I ricevimenti sono i riti esoterici in cui queste sette, composte da funzionari internazionali, politici e uomini d’affari locali (a rappresentare il sempiterno e ubiquo connubio: soldi e potere) e distribuite a macchia di leopardo su tutto il globo, si riuniscono in qualche luogo solitamente definito «esclusivo» per rinnovare periodicamente il prodigio della propria disgiunzione dai comuni mortali. I quali, a loro volta, in genere ne equivocano l’essenza, scambiandoli per la principale (se non unica) occupazione del diplomatico all’estero, che – secondo una certa visione semplificata all’estremo – trascorrerebbe la maggior parte del suo tempo in serate di gala, fasciato in splendidi smoking a conversare amabilmente con signore imbellettate in abito lungo e i loro facoltosi mariti. Naturalmente sorseggiando Martini tra un valzer e l’altro.

Ma come tutte le persone che hanno il dono della sapida ironia, Valerio sorride anzitutto di se stesso, delle gaffes inevitabili quando ci si confronta con culture diverse dalla propria, degli espedienti a cui anche un raffinato diplomatico ricorre in situazioni estreme. Ad esempio quando c’è da sottrarsi alle grinfie della carampana di turno:

La cosiddetta «manovra della Regina di Picche» (o Peppa tencia) consiste nello scaricare a propria volta la carampana – come nel popolare solitario del computer, fedele compagno di milioni di segretarie – a una vittima occasionale la cui unica colpa consiste nel passare di lì per caso al momento sbagliato.

Notevole è anche l’appassionata difesa dell’italica virilità all’estero: puro spirito di servizio ai più alti ideali 🙂

A beneficiare, si sente dire spesso, degli effetti della naturale e generosa “esuberanza” di alcuni esemplari di maschio italico è una sorta di “internazionale” di giovani bellezze dal fascino esotico, su cui non di rado si addensa il sospetto di soffiare sul fuoco allo scopo di circuire il focoso satiro. Si tratta, ovviamente, di malignità dettate dall’invidia degli esclusi, che misconoscono il prezioso apporto di questi rimescolamenti del dna a una sana diffusione della società multietnica in un Paese sempre più ostaggio di demagogie che pescano a piene mani nel torbido di culture ispirate alla chiusura e all’intolleranza.

Anziché arroccarsi in sterili atteggiamenti improntati al rancore, sarebbe finalmente ora che certe mogli cominciassero a riconoscere il giusto valore alle altruistiche premure del coniuge, unicamente mosso dalla preoccupazione di assicurare il suo contributo di funzionario pubblico al «progresso materiale o spirituale della società» richiamato dalla stessa Costituzione a cui, secondo qualcuno, dovrebbe giurare fedeltà. Poche cose sono esposte al rischio di essere equivocate come lo spirito di servizio.

Giusto valore va senz’altro riconosciuto a Valerio, per aver condiviso un’esperienza che meritava d’essere raccontata ed averlo fatto con il sorriso di una scrittura che ha il dono della leggerezza, ma anche per la sua ricerca di nuove sfide e scoperte, che è uno stimolo per tutti gli inesausti “cercatori di senso”.

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