Caro amore mio, ti scrivo… Il romanzo epistolare di Jessica Brockmole fa riscoprire la bellezza delle parole scelte con cura

Il mondo oggi è un posto piccolo, ma non è stato sempre così. Vi siete mai chiesti come dovevano essere diversi la vita, la percezione del tempo e dello spazio, i rapporti tra le persone fino a non più di un secolo fa? In fondo non è poi così lontano il tempo in cui la distanza tra i luoghi e le persone era enorme e veniva coperta, in giorni e mesi, da mezzi di trasporto e di comunicazione che sono ormai archeologia.

E’ il caso delle care vecchie lettere, circondate tutt’oggi da una certa nostalgia che spinge ad esempio Libreriamo a celebrare l’antica arte della corrispondenza epistolare, con la campagna social “Caro, ti scrivo”

Sarà perché sono anch’io una nostalgica della corrispondenza epistolare o forse sarà perché mi commuove la poesia delle parole affidate alla lettera e ai suoi tempi dilatati – nulla a che vedere con la superficialità e banalità insite nella rapidità delle tecnologie che oggi bruciano tutto troppo in fretta – ma ho trovato molto piacevole la lettura di “Novemila giorni e una sola notte“, romanzo d’esordio di Jessica Brockmole, pubblicato dalla Casa Editrice Nord.

La sua originalità è appunto la forma epistolare: le diverse storie che si intrecciano tra passato e presente, sullo sfondo delle due guerre mondiali, sono tutte raccontate attraverso gli scambi di corrispondenza tra i protagonisti.

Una vita, la mia, piena di buste” dice giustamente Elspeth Dunn (detta Sue), che il 18 giugno 1940 – prima di sparire dalla sua casa di Edimburgo senza dare spiegazioni – scrive alla figlia Margaret una lettera che, per la prima volta, squarcia il velo su un passato di cui non ha mai voluto parlarle:

Tu non hai segreti per tua madre, ma io ti ho tenuto nascosta una parte di me. Il giorno in cui è iniziata quest’altra guerra, quella parte si è messa a raschiare il muro della sua prigione. […] Avrei dovuto insegnarti come indurire il cuore; avrei dovuto dirti che una lettera non è mai soltanto una lettera. Le parole scritte su una pagina possono saturare l’anima. Se tu solo sapessi…

Quello che Margaret non sa – perché Elspeth  si è sempre trincerata dietro la frase “il primo volume della mia vita è esaurito” – è che proprio da una lettera (datata 5 marzo 1912) è iniziata una storia d’amore che ha accompagnato sua madre per tutta la vita.

E’ un giovane ammiratore di un suo libro di versi, l’americano David Graham, a prendere carta e penna dall’Illinois per complimentarsi con la poetessa Elspeth Dunn e, per il tramite della casa editrice di Londra, la missiva la raggiunge sulla selvaggia isola scozzese di Skye.

E’ questo l’inizio di un meraviglioso rapporto a distanza, destinato ad approfondirsi al punto tale da cambiare i loro sentimenti e le loro esistenze per sempre. Ci si può innamorare a mezzo posta? Affidandosi alla parola che mette su carta i pensieri più profondi, le emozioni più nascoste, le inquietudini delle vite reali che intanto scorrono al di fuori dell’inchiostro?

So che sei innamorato di me. Non ne ho mai dubitato, ragazzo mio. Tre anni di parole scelte con cura, di frasi elegantemente tornite, quel “Sue” scritto con uno svolazzo particolare… So che non avevo nessuna ragione di temere il nostro incontro, eppure lo temevo. Le tue attenzioni erano riservate a una Elspeth di carta e d’inchostro: una donna arguta ed esperta, tanto spigliata da scrivere senza remore a sconosciuti d’oltreoceano, che discute di libri e crea poesie con un colpo di bacchetta magica.

Evidentemente sì, è possibile ed è possibile difendere nella vita “reale” l’amore straordinario coltivato con le parole. Perché, naturalmente, Sue e David si incontrano e si amano, prima che la guerra, il destino, le vicende della vita li separino fino alle soglie di un nuovo conflitto mondiale.

Novemila giorni e una sola notte

Ogni circostanza viene  raccontata dall’autrice  attraverso le lettere e il punto di vista di chi scrive le missive: non solo quelle di Sue e David, ma anche quelle che Margaret scrive al suo fidanzato Paul, ai parenti e a tutti coloro che possono aiutarla a conoscere il passato di sua madre, a ritrovarla e a ricucire le vecchie ferite per cercare di aprire finalmente il “secondo volume” della sua vita, dopo novemila giorni passati ad aspettare la felicità.

Un libro consigliato agli animi romantici, senza dubbio, ma anche a quanti apprezzano il piacere di una scrittura che forse non esiste più ma che andrebbe preservata nella sua profondità. Perché, anche se ormai viviamo immersi nella velocità (e superficialità) della ragnatela globale, ogni tanto è piacevole rallentare e godersi la scrittura lenta, meditata ed accurata che era la vera bellezza della cara vecchia lettera. 

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