CONSIGLI DI SCRITTURA/4 – Un sogno che è memoria, felicità, vita… di tutti ma non per tutti!

Dopo i segreti del “mestiere” di John Gardner e Raymond Carver e la visione podistico-zen di Haruki Murakami con la sua “arte di correre”, è la volta della dimensione “onirica” di Roberto Cotroneo.

Il sogno di scrivere. Perché lo abbiamo tutti. Perché è giusto realizzarlo”, edito da Utet, è il saggio, “quasi un romanzo”, nel quale lo scrittore e critico letterario ci offre i consigli e le buone regole che dispensa anche ai tanti allievi dei suoi corsi di scrittura creativa, a cui prima di tutto cerca di insegnare non la scrittura in generale, ma la loro scrittura.

Ognuno infatti deve trovare la propria voce, unica e originale, anche se “scrivere letteratura è sì una storia singola e personale ma è anche una storia di tutti”.

Raccontare e scrivere sono la cosa più naturale del mondo, e al tempo stesso difficile. Non è solo un problema di capacità tecniche. E’ un modo di pensare. Un modo di tradurre quello che si è in qualcosa che sono tutti da qualche parte.

Il motore primigenio è sicuramente l’immaginazione ma, sullo sfondo, si staglia l’eterna ricerca di senso e l’inesausta lotta dell’uomo contro l’oblio che tutti ci attende.

Non si può vivere senza immaginare di continuo, senza sogni, e senza storie che facciamo nostre e che ci attraggono come un magnete potente.

Raccontare storie, le proprie storie, quelle che inventiamo, e anche quelle che ci stanno attorno, è un modo della creatività, un modo per stare nel mondo e insegnare qualcosa.

 Raccontare, lasciare pagine scritte dà una speranza che tutto non sia condannato a restare soltanto nella propria memoria, dà una flebile possibilità che qualcosa resti un giorno nelle vite di altri. E diventi di tutti.

Il sogno di scrivereQuest’esigenza che accomuna un po’ tutti, nel decenne Roberto si manifestò con l’irresistibile impulso di prendere un quaderno di scuola e scrivere un breve racconto, che sua sorella mostrò, entusiasta, al padre.

Ma il severo genitore – medico appassionato di storia e politica, ma non lettore assiduo di romanzi – apparteneva ad una generazione diversa, dove lo scrivere, il recitare, il realizzarsi in una qualsiasi forma di arte non era così importante. “Ma soprattutto una generazione dove il dirsi e il raccontarsi non erano cose opportune”. Per cui la sensazione che ancora oggi lo scrittore si porta dietro è che, nel vedere quei fogli, il padre ebbe una reazione di fastidio. Al punto tale che ne provò vergogna.

Ma non è della scrittura che bisogna avere paura, piuttosto si deve temere il vuoto, il silenzio che non ha niente da raccontare e da dire. Invece scrivere è, e sarà sempre, il miglior modo per conoscere se stessi ed uno dei pochi modi per vivere più di una vita.

Vediamo come, in questo decalogo che ho liberamente tratto dall’ampio appassionante viaggio nei percorsi della creazione letteraria, proposto da Roberto Cotroneo.

  1. DECIDERE L’IDEA INIZIALE. Cominciare a scrivere un romanzo non è trovare l’incipit. Si deve aspettare. Decidere con calma qual è l’idea iniziale, la più piccola, che regge misteriosamente tutto quello che farete, pagina su pagina. Una sorta di apparizione. Spesso le idee vengono attraverso un bisogno semplice, immediato, rapido. I percorsi letterari sembrano coerenti solo a posteriori.
  2. PRIMA C’E’ LO SGUARDO, LA MEMORIA. C’è la malinconia, la nostalgia, l’attesa di futuro, il passato, il vissuto. Lo stile è qualcosa che arriva dopo e comunque la scrittura non è un esercizio di stile e non deve compiacere nessuno.
  3. ESSERE GENI DELLE CANTINE. Rovesciare cassetti, aprire armadi, spolverare stanze, stupirsi di tante cose che non si immaginava di avere: gli scrittori più bravi sono dei geni delle cantine, sanno rivoltarle quasi al buio, tirare fuori tutto, ridisegnare il tempo, restaurare i ricordi e rivenderli come fanno i rigattieri nei mercatini. Se imparerete a svuotare le vostre cantine avrete buone possibilità di diventare buoni scrittori.
  4. AVERE PASSIONE PER I LABIRINTI. Scrivere è entrare in un labirinto, ma la soluzione non è uscirne, ma inventare un labirinto che prima non esisteva e che cambia a ogni pagina, fino a prendere una forma completa alla fine del libro. Non bisogna entrare in labirinti già decisi prima, la nostra storia è il viaggio.
  5. NO ALL’IMITAZIONE, SI ALLO STUPORE. L’imitazione è una disgrazia della contemporaneità, non funziona, è vuoto manierismo. Per scrivere bisogna avere una ragione autentica, un bisogno, essere un po’ folli e stupirsi di se stessi, come dicevano Chesterton e Borges.
  6. RICORDARE E GUARDARE. Senza sguardo e ricordo non si inventa niente, senza terra sotto i piedi non si raccontano storie, senza la capacità di sognare non si prosegue, senza la forza del ritorno non ci sono storie che reggano.
  7. MA LASCIAR SCORRERE. Tutto va fatto scorrere come l’acqua dei rubinetti che scende dagli scarichi dei lavandini, ma lascia sempre qualcosa, qualche residuo, che sembra niente. E’ quello che ti resta dell’acqua: lo metti al microscopio e lo ingrandisci e cominci a pensare che forse è un’isola. C’è qualcosa dentro di voi, sottotraccia, che registra e ordina, scarta e sceglie, mette in relazione eventi e ne inventa di nuovi. In fondo un romanzo è il frutto di un tempo che non sapevi di avere, di un universo parallelo che sterza all’improvviso nel momento in cui scatta quella cosa che ti porta a cominciare a scrivere. Allora le due vite vanno a intersecarsi e il punto dove si incontrano è l’inizio dell’avventura della scrittura.
  8. VULCANO E MERCURIO. Non è questione di tecniche da imparare, ma di saper donare meraviglia e per riuscire a fare questo bisogna attendere, pensare, attraversare mare e tempeste, affrontare la fatica di Vulcano e saperla rendere con la leggerezza alata di Mercurio (come spiega Italo Calvino nelle Lezioni americane).
  9. NOSTALGIA. La nostalgia è il punto d’inizio di qualsiasi scrittura. Raccontare è un modo di attraversare passato e futuro, viaggiare per il mondo è un modo per capire quando sarà il momento di tornare.
  10. NON SOLO TALENTO, MA TROVARE LA PROPRIA VOCE. Non serve sempre il talento per scrivere una buona cosa, alle volte basta anche una verità unita al buon senso. La scrittura non ha a che fare con il talento, non è un dono che viene dal cielo. Se c’è un talento non è nella scrittura, è in altro e la scrittura lo porta sulla pagina. Il talento di guardare, di immaginare, di conoscere la propria voce. Per la scrittura dovete trovare la vostra voce e per farlo dovete scrivere. Scrivere è ritrovarsi ed è proprio il processo della scrittura a rendere felici.

Dulcis in fundo, Roberto Cotroneo propone un breve dizionario delle cose da sapere, dall’agente letterario alla biografia, dalla copertina alle dediche, dal pagare (o meglio dal non farlo: nessun editore ha il diritto di chiedere denaro per pubblicare un libro) alle paranoie (da tenere sempre a bada), fino ai salvataggi (non fidarsi solo di chiavette usb né della carta). Ultimo lemma: la zappa, che pure ha le sue tecniche per essere maneggiata con successo, ma non è in questo libro che le scopriremo…  🙂

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