CONSIGLI DI SCRITTURA/6 Difendere il linguaggio dall’incuria, l’eterna lezione di Italo Calvino

“Siamo nel 1985: quindici anni appena ci separano dall’inizio d’un nuovo millennio. […] E’ stato il millennio del libro, in quanto ha visto l’oggetto-libro prendere la forma che ci è familiare. Forse il segno che il millennio sta per chiudersi è la frequenza con cui ci si interroga sulla sorte della letteratura e del libro nell’era tecnologica post industriale”.

Così esordiscono le “lezioni americane” di Italo Calvino di cui, in questi giorni, ricorre il trentesimo anniversario della scomparsa.

Chissà che cosa penserebbe il grande scrittore – ora che sono già passati quindici anni dall’inizio del nuovo millennio – della forma “smaterializzata” che ha assunto l’oggetto-libro e delle tante ripercussioni sul linguaggio, sulla scrittura, sull’immaginazione che ha avuto la rivoluzione digitale.

Sono sicura però che ribadirebbe quello che osservò allora – nella prima delle cinque lezioni che riuscì ad approntare per il ciclo di sei conferenze (le famose Norton Lectures) che era stato invitato a tenere all’Università di Harvard e che purtroppo non poté mai leggere – rispetto al futuro della letteratura:

“La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici”.

Lezioni americaneE’ appunto a questi valori e qualità specifiche della letteratura che Italo Calvino decise di dedicare le sue lezioni, cercando di “situarle nella prospettiva del nuovo millennio”, ma in realtà collocandole in una dimensione a-temporale per la loro universale bellezza e profondità.

Ecco di seguito i passaggi che mi hanno colpito particolarmente e da cui ho liberamente tratto dei consigli preziosi non solo per chi ama coltivare la scrittura, ma in generale per chi si nutre della vera letteratura:

  1. SOTTRARRE PESO AL LINGUAGGIO MA ESSERE SEMPRE PRECISI. La pesantezza, l’inerzia e l’opacità del mondo s’attaccano subito alla scrittura, se non si trova il modo di sfuggirle. La leggerezza è una reazione al peso del vivere. Esiste una leggerezza della pensosità che si solleva sulla pesantezza del mondo. La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. [Ndr. Nella lezione sulla leggerezza ho trovato, tra l’altro, davvero sorprendente la lucidità con cui Calvino coglie, già a metà degli anni Ottanta, che “la seconda rivoluzione industriale si presenta come bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso”.]
  2. AGIRE SUL TEMPO. Il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo. In Sicilia chi racconta le fiabe usa la formula “lu cuntu nun metti tempu”. Il racconto è un “mezzo di trasporto, con una sua andatura, trotto o galoppo, secondo il percorso che deve compiere”. [Ndr. Anche qui una riflessione di grande attualità: “in un’epoca in cui media velocissimi e di estesissimo raggio trionfano, e rischiano di appiattire ogni comunicazione in una crosta uniforme e omogenea, la funzione della letteratura è la comunicazione tra ciò che è diverso in quanto è diverso, non ottundendone bensì esaltandone la differenza, secondo la vocazione propria del linguaggio scritto”.]
  3. NON NEGARE I PIACERI DELL’INDUGIO. Nella vita pratica il tempo è una ricchezza di cui siamo avari; in letteratura è una ricchezza di cui disporre con agio e distacco.
  4. AFFRETTARSI LENTAMENTE. Calvino ha scelto come suo motto l’antica massima latina Festina lente ossia “affrettati lentamente” perché apprezza sia il piacere dell’indugio sia la rapidità di pensiero. “Il lavoro di scrittore è inseguire il fulmineo percorso dei circuiti mentali che catturano e collegano punti lontani dello spazio e del tempo”.
  5. FELICITA’ VERBALE. Come per il poeta in versi così per lo scrittore in prosa, la riuscita sta nella felicità dell’espressione verbale che in qualche caso potrà realizzarsi per folgorazione improvvisa, ma che di regola vuol dire una paziente ricerca della frase in cui ogni parola è insostituibile.
  6. VIVA LA CONCISIONE. “Sogno immense cosmologie, saghe ed epopee racchiuse nelle dimensioni di un epigramma” [Ndr. Oggi lo potremmo considerare un epigono di Twitter!] Nei tempi sempre più congestionati che ci attendono, il bisogno di letteratura dovrà puntare sulla massima concentrazione della poesia e del pensiero.
  7. VULCANO E MERCURIO. Nella scrittura bisogna saper mediare tra due spinte complementari: la mobilità, la sveltezza e la partecipazione al mondo attorno a noi (tipica di Mercurio) e la fatica, la concentrazione costruttiva ossia la focalità di Vulcano. “Un messaggio d’immediatezza ottenuto a forza di aggiustamenti pazienti e meticolosi”.
  8. ESATTEZZA. Nella scrittura occorrono un disegno dell’opera ben definito e calcolato; immagini visuali nitide, incisive, memorabili; un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione.
  9. NO AL LINGUAGGIO SBADATO. “Mi sembra che il linguaggio venga usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile”.
  10. TERRA PROMESSA. La letteratura che risponde a queste esigenze è “la terra promessa in cui il linguaggio diventa quello che veramente dovrebbe essere”.
  11. LETTERATURA COME ANTICORPO ALLA PESTE DEL LINGUAGGIO. Solo la letteratura può creare gli anticorpi che contrastino l’espandersi della peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e immediatezza, automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze.
  12. Lezioni americaneCRISTALLO E FIAMMA. La scrittura dovrebbe saper esprimere la tensione tra aspirazione alla razionalità e groviglio delle esistenze umane e sopperire alla lacunosità del linguaggio rispetto alla totalità dell’esperibile. “Siamo sempre alla caccia di qualcosa di nascosto o di solo potenziale”. Il giusto uso del linguaggio permette di avvicinarsi alle cose col rispetto di ciò che le cose (presenti o assenti) comunicano senza parole.
  13. LA FANTASIA È UN POSTO DOVE CI PIOVE DENTRO. Da dove piovono le immagini nella fantasia? Ci sono due processi immaginativi: quello che parte dalla parola e arriva all’immagine visiva e quello che parte dall’immagine visiva e arriva all’espressione verbale. Ci sono processi che, anche se non partono dal cielo, esorbitano dalle nostre intenzioni e dal nostro controllo. La fantasia è una specie di macchina elettronica che tiene conto di tutte le combinazioni possibili e sceglie le più interessanti. Continuerà a svilupparsi in un’umanità sempre più inondata dal diluvio delle immagini prefabbricate?
  14. LA SCRITTURA DA’ FORMA A REALTA’ E FANTASIA. Tutte le “realtà” e le “fantasie” possono prendere forma solo attraverso la scrittura, nella quale esteriorità e interiorità, mondo e io, esperienza e fantasia appaiono composte della stessa materia verbale; le visioni polimorfe degli occhi e dell’anima si trovano contenute in righe uniformi di caratteri minuscoli o maiuscoli, di punti, di virgole, di parentesi; pagine di segni allineati fitti fitti come granelli di sabbia rappresentano lo spettacolo variopinto del mondo in una superficie sempre uguale e sempre diversa, come le dune spinte dal vento del deserto.
  15. SI CONTINUERA’ SEMPRE A RACCONTARE. Per esaurite che siano, per poco che sia rimasto da raccontare, si continua a raccontare ancora.
(Visited 243 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *