CONSIGLI DI SCRITTURA/8 Raccontare il nero dell’anima

Immaginate di dover costruire un bel divano, da dove iniziereste? Naturalmente dall’intelaiatura. Senza una struttura solida come farebbe a reggervi?

Messa su una forte ossatura, passereste di sicuro alla tappezzeria. Ben venga che sia saldo, ma un divano dev’essere anche comodo. Dulcis in fundo aggiungereste dei gran bei cuscini: che divano sarebbe senza quelle invitanti lusinghe di confortevolezza su cui affondare placidamente?

Un buon romanzo, soprattutto se giallo (o noir che dir si voglia, visto che “giallo” è un termine di solo uso italiano per via del colore delle copertine della storica collana Mondadori) va costruito allo stesso modo. Ci vogliono infatti una solida storia e una trama lineare, un’adeguata scrittura e ambientazione, dei gran bei personaggi. Nessuno di questi elementi può mancare, ciascuno va dosato nel giusto equilibrio con gli altri, che è essenziale in questo genere di letteratura.

Parola di Maurizio de Giovanni, autore della splendida serie del commissario Ricciardi e de “I Bastardi di Pizzofalcone”.

Parola che, qualche tempo fa, ho avuto la fortuna di ascoltare (e trascrivere) dalla sua viva voce, nel corso di una serie di incontri, promossa dalla Scuola Holden, su come “raccontare il nero dell’anima”.

scrivere un gialloE di questa peculiare sensibilità lo scrittore partenopeo è davvero un maestro. E’ anche un maestro di umanità, ho scoperto, e non è così scontato che un autore, che si ama attraverso i suoi libri, si riveli all’altezza delle aspettative anche personali che, inevitabilmente, i suoi lettori si creano.

E’ stata quindi una gran bella esperienza, oltre che un’occasione preziosa per sviscerare i segreti di una narrativa che alle volte si definisce “di genere” come a volerla sminuire, e invece è degna di massima considerazione, soprattutto quando raggiunge le vette di de Giovanni o dei grandi classici a cui lui stesso si ispira (il suo preferito è Ed McBain di cui suggerisce “Lungo viaggio senza ritorno”).

Ho fatto tesoro anche dei suoi suggerimenti sulle “scalette” da costruire per tenere sotto controllo lo sviluppo del romanzo, man mano che prende forma con la scrittura (il grande Maurizio utilizza un grosso foglio A3 come “mappa”). Le sue scalette sono cinque:

  1. SINOSSI DELLA STORIA (la solida ossatura su cui si regge tutto; ovviamente i presupposti del contesto vanno chiariti subito e vanno forniti al lettore tutti gli indizi e gli elementi funzionali alla storia, questa è una regola basilare del genere giallo).
  2. PERSONAGGI (nomi, caratteri, comportamenti, ma mai descritti in modo “didascalico” bensì desumibili da fatti e azioni e, soprattutto, senza nessuna espressione da parte dello scrittore di giudizi etici né suddivisione manichea tra buoni e cattivi).
  3. SOTTOTRAME (ossia le storie secondarie che vanno sviluppate, anche non attinenti rispetto alla storia principale ma comunque “minori” e di alleggerimento e non tali da mettere in ombra la vicenda di primo piano).
  4. AMBIENTAZIONE (che include anche una certa abilità nelle descrizioni visive e nella scrittura “sensoriale”).
  5. OUTLINE (o storyboard ossia la scansione temporale dell’intera storia).

Secondo de Giovanni, anzi Maurizio visto che è così genuinamente affabile da bandire ogni tipo di formalismo, per coltivare la scrittura bisogna prima di tutto essere degli appassionati lettori, poi avere una bella storia da raccontare e sapere come farlo (o impararlo) con grande umiltà, perché la storia può “vincere” anche sullo scrittore. Una riflessione incoraggiante, e soprattutto coerente con l’uomo che lui è, e che fa grande anche lo scrittore.

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