Eros e scrittura/3 – La “formazione” tra scoperta erotica e grandi libri Ispirata dal bellissimo "Atti osceni in luogo privato" di Marco Missiroli, ecco una fotogallery dedicata ai più celebri romanzi del genere, da Salinger a Wilde passando per Calvino e Murakami

Che ne pensate dei cosiddetti “libri di formazione”? Leggere – tutto d’un fiato e con molto piacere – “Atti osceni in luogo privato” di Marco Missiroli (edito da Feltrinelli) mi ha fatto ripensare a quanti e quali romanzi del genere abbiano scandito la mia formazione (di lettrice e non solo).

Mi sa che i primi li ho letti senza sapere che lo fossero. Mi riferisco a “Pinocchio”, “Il piccolo principe” e “Il gabbiano Jonathan Livingstone”. Ero davvero troppo piccola per considerarli altro che belle favole. Sono dovuta crescere per rileggerli e apprezzarli pienamente.

Perché il bello dei romanzi di formazione, anche quelli per bambini, è che li capisci davvero quando sei bello che “formato”, non credete? E’ quando abbiamo accumulato un po’ di esistenza sulle spalle che ci si schiude tutta la bellezza e la profondità di questi libri che hanno il pregio di raccontarci il senso della vita (e di accompagnarci per il resto della vita).

Anzi penso che i tre capolavori che ho citato debbano necessariamente essere riletti in diversi momenti della nostra vita perché, dagli otto ai cent’anni, saranno sempre capaci di svelarci sfumature nuove, visto che di ognuno riusciremo a cogliere, dall’infanzia alla maturità, quei differenti aspetti per cui è lo scorrere del tempo a farci sviluppare una particolare sensibilità.

Diverso è il caso di quei romanzi di formazione che non si possono affrontare prima dell’adolescenza  (è anche il caso del romanzo di Marco Missiroli).

Il mio ricordo va ai libri che, dai quattordici anni, ho cominciato a guardare occhieggiare invitanti dalla libreria come il frutto proibito dall’albero dell’eden.

Diciamo che se non ho avuto fretta di “crescere”, per via della mia innata timidezza e dell’educazione ricevuta – giusto per restare in tema, i miei primi turbamenti e quella che considero la mia iniziazione erotica la racconto qui – devo ammettere di essere stata lettrice abbastanza precoce di romanzi di formazione.

Malgrado io abbia avuto dei genitori che temevano l’effetto “pericoloso” sia dei classici del genere – “Sulla strada” di Kerouac o l’italianissimo “Porci con le ali” di Ravera e Lombardo Radice – sia, e forse ancor di più, delle mode trasgressive del momento – come “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” dell’allora Melissa P. -,  prima dei vent’anni o giù di lì, ho divorato molti grandi classici di formazione, trasgressivi e non.

Alcuni li ho adorati, ad esempio: “Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse“L’educazione sentimentale” di Gustave Flaubert“Il giovane Holden” di Salinger“Il Ritratto di Dorian Grey” di Oscar Wilde“Il barone rampante” di Italo Calvino“L’isola di Arturo” di Elsa Morante.  Altri – la beat generation di Kerouac e i famigerati “porci alati” – non più di tanto. Dei colpi di spazzola non è rimasta traccia nella mia memoria (anche se ricordo che tanta trasgressione mi turbò da ragazza piuttosto rigidamente educata). Ho preferito di sicuro il “Jack Frusciante” di Enrico Brizzi, “Norvegian Wood” di Haruki Murakami e altri di cui ora non mi sovviene.

Dopo di che mi sono un po’ stancata del genere. Troppo adulta? Può darsi, in fin dei conti ogni fase della vita ha le sue letture. Fatto sta che erano ormai un po’ di anni che non leggevo un romanzo di formazione – eccezion fatta per “Stoner” di John Williams, se tale si può considerare – né avevo intenzione di farlo. Poi però mi sono lasciata incuriosire da autorevoli ed entusiastiche recensioni su “Atti osceni in luogo privato” di Marco Missiroli e così ho ceduto alla tentazione. E sono molto contenta di averlo fatto.

Non ho più l’età dell’adorabile protagonista Libero Marsell ma il suo percorso da adolescente a giovane uomo non è poi così lontano nel mio orizzonte temporale. E, se anche lo fosse, mi sarebbe piaciuto lo stesso. Perché è davvero un bel libro ed ha il pregio particolare di essere anche un viaggio nei meravigliosi libri che scandiscono la formazione dell’ “ometto di mondo” che dovrà diventare degno del nome che gli è stato dato dai due fantastici genitori.

Ora, detta così, sembra quasi una cosa facile. Magari lo fosse! Riuscire a mettere in pratica la lezione di vita appresa da questi libri di formazione, intendo e, perché no, anche saper scrivere storie così dense di significato, di poesia, di bellezza da illuminare per sempre la mente di chi le legge!

Ebbene Libero Marsell è  un dodicenne italiano trasferitosi a Parigi con la famiglia nel 1975 ma il giorno del trasloco nella capitale francese si verifica anche il “trauma originario” con cui dovrà fare i conti per anni e che renderà più complicato (ma non per questo meno bello e struggente!) il rapporto con sua madre, donna bolognese “elegante, religiosa, maggiorata”.

Decisamente splendido è invece il rapporto con suo padre che, a cinquant’anni, “aveva le occhiaie al mento e una dolcezza che mi preoccupava. Era tenero, vivace, un po’ strambo”. Monsieur Marsell  è fonte di ispirate letture per il suo Cher Libero e gli fa conoscere Sartre al celebre caffè Deux Magots frequentato anche da Camus:

L’eccitazione cerebrale di quei giorni sottrasse sangue alle parti basse. Accantonai ogni interesse sessuale e mi fiondai a casa di papà nei due pomeriggi successivi. Abitava in un bilocale grazioso poco distante da place de la Bastille, mi svelò di averlo acquistato con mamma qualche anno prima come investimento e per le loro fughe amorose. Ricordo le tende turchesi e due pile di libri sopra un tavolo pieghevole. Ci mettemmo lì e parlammo di questo Sartre e della nausea per l’andamento del mondo, lo strutturalismo, la sua fidanzata Simone, la moda di citarlo solo per citarlo. Mi raccontò del Nobel rifiutato e del comunismo, dell’amicizia e dei litigi con Camus.

Il punto cruciale è proprio questo: per tutto il romanzo il sangue di Libero Marsell corre vertiginosamente dalle parti alte – si spiega così l’epifania straordinaria di grandi autori che scandiscono la formazione del protagonista di Missiroli: Camus, Buzzati, Hemingway, Duras, Miller, Kundera, Salinger, Silone, Maugham, Orwell, Rodari, Malamud, Whitman – alle parti basse, che sono soggetto/oggetto di un percorso di crescita descritto magnificamente.

Atti osceni in luogo privato

Due viaggi paralleli, insomma, la cui lettura è un vero piacere a parer mio. Anche perché sono percorsi che si fondono tra di loro per portare il Libero “bambino autodepurato” che ricorda alla perfezione tre elementi dei suoi primi autoerotismi (le guance paonazze, la fioritura del cuore e un inaspettato ribollire cerebrale) a divenire il Libero adulto e realizzato, degno del proprio nome, passando ovviamente attraverso il Libero adolescente che a sedici anni finiti era ancora “vergine anche di baci” e si chiedeva perché le ragazze non lo notassero; il Libero diciottenne che sceglie la circoncisione e fissa i vent’anni come termine ultimo per “l’estinzione della verginità”; il Libero giovane uomo che scopre il vero amore con Lunette e poi sperimenta il dolore e conosce, a Milano, anche la fase della perdizione nella bulimia sessuale.

Una menzione speciale merita il bellissimo personaggio di Marie, amica, confidente, sogno erotico proibito, che lo appella affettuosamente Grand Libero:

Abitava in un appartamentino vicino al Père-Lachaise con la carta da parati a fiori e le lampade da fabbrica rimesse a nuovo. Un bastardino affaticato ci venne incontro: si chiamava Somerset, come Maugham, lo scrittore che Marie non aveva mai smesso di rileggere […]

Mi diede in prestito Il filo del rasoio di Somerset Maugham e disse che quel romanzo spiegava cosa significa stare in bilico.

– Lo leggo ogni volta che mi innamoro e ogni volta che una storia finisce […]

Così conobbi l’inspiegabile equazione della passione: l’estetica, l’eros, i modi garbati e un cervello che contenesse sensibilità e cultura non erano direttamente proporzionali ai risultati. Marie Lafontaine ne era l’esempio. Solo più tardi credetti di intuire il perché: il maschio percepiva la sua fretta di accasarsi. E la sua fame di maternità. Così quelle mammelle eludevano il loro fine primitivo, l’allattamento, per uno più bieco, l’eccitazione. Il risultato erano le pareti di libri che Marie ergeva nel suo salotto. Non ricordo chi abbia detto la frase straziante: “Più volumi troverai in casa di una persona e maggiore sarà il suo grado di infelicità”.

E’ Marie che lo rinfranca in tanti momenti cruciali e gli spiega, quando teme di rimanere imprigionato nel suo deserto dei Tartari come Giovanni Drogo, che deve solo pazientare perché in realtà possiede “l’alchimia della carne”:

Dovevo crescere io e dovevano crescere le donne che frequentavo, più la femminilità era adulta e più recepiva questo magnetismo.

Un consiglio prezioso che, molto tempo e molte esperienze dopo, Libero imparerà anche da Walt Whitman, il paroliere del corpo e delle anime in bilico d’America:

Lui arpionò il mio caos, e mi costrinse a contemplarlo. Mi insegnò l’arte dell’attesa.

Se subito non mi trovi non scoraggiarti/ Se non mi trovi in un posto cercami in un altro/ In qualche posto mi sono fermato e t’attendo.

Whitman mi obbligò a rovistare nei miei angoli reconditi.

Alla fine Libero capirà due cose fondamentali per la sua vita: che “il corpo è solo un inizio” e che tutta la sua esistenza “trova un senso nel raccontare”.

Ma la conclusione più giusta, e il senso ultimo del percorso formativo di Libero Marsell, è in questa riflessione che gli scrive Marie in una splendida lettera:

Ti vedevo a mille chilometri di distanza con la paura di scegliere tra la vita e l’oscenità, senza sapere che sono la stessa cosa. L’osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento.

Tieniti stretta la tua meravigliosa indecenza.

 

NB: Ispirata dalla lettura di Missiroli, ho raccolto nella photogallery che segue le citazioni più belle di alcuni dei miei “romanzi di formazione” preferiti. 

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