CONSIGLI DI SCRITTURA/11 – Il mistero delle parole e della narrazione tra demoni e realtà

Si può apprezzare una scrittrice senza aver mai letto una sua opera? Il fatto è che, spulciando nelle librerie altrui – adoro quelle polverose delle vecchie zie! – mi è capitato tra le mani un libricino consunto di un’autrice che non conoscevo: “Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere” di Flannery O’ Connor (edito da Minimum Fax). Con un titolo del genere mi ha subito incuriosito. Che cosa c’entra il diavolo con la scrittura?

Ho trovato una prima risposta “googolando” la biografia di questa scrittrice che – nata in Georgia nel 1925 ed affetta da una malattia congenita con la quale dovette combattere fino alla morte a 39 anni – fu una fervente cattolica e un’appassionata lettrice di Tommaso d’Aquino. Dunque per la O’ Connor – che si dice scrittrice perché “cattolica” – il diavolo è «una necessità drammatica dello scrittore» in quanto motore della percezione e, quindi, della scrittura. Diversamente da quello che si potrebbe credere però, da questo deriva un approccio molto concreto alla scrittura e molto interessante, che si fonda su questa chiara premessa:

I materiali dello scrittore di narrativa sono i più umili. La narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo fatti di polvere, dunque se disdegnate d’impolverarvi non dovreste tentare di scrivere narrativa. Non è cosa abbastanza nobile per voi.

Insomma, che alberghi o meno in noi la religiosità, il mondo della scrittura narrativa è colmo di materia ed è proprio la materia della vita che dà realtà al mistero del nostro essere nel mondo, per cui per Flannery O’ Connor la concretezza di ciò che osserviamo e percepiamo, e traduciamo attraverso la scrittura e l’arte, alla fine diventa il modo attraverso cui noi rafforziamo il senso del soprannaturale senza mere astrazioni o, peggio ancora, inutili moralismi.

Scrittura

In attesa di procurarmi i suoi racconti o i suoi due romanzi – “La saggezza nel sangue” e “Il cielo è dei violenti” – per addentrarmi nel vivo della sua scrittura, ho trovato molto piacevole e utile la lettura della raccolta di saggi e testi che preparò per lezioni e conferenze. Ne ho liberamente tratto un vademecum di consigli utili per la scrittura:

  1. IL DONO D’USARE LE PAROLE. L’abilità di creare vita con le parole è essenzialmente un dono. Se uno ce l’ha già in partenza, può perfezionarla; se invece non ce l’ha, tanto vale lasciar perdere.
  2. VIVA I SENSI. La natura della narrativa è in gran parte determinata dalla natura del nostro apparato percettivo. La narrativa opera tramite i sensi.
  3. LA REALTA’ E’ LA BASE. La narrativa è un’arte che richiede la più rigorosa attenzione per il reale – che si scriva un racconto naturalistico o fantastico. Se non gli viene dato modo di vivere la storia, di toccarla con mano, il lettore non crederà a niente di quello che il narratore si limita a riferirgli.
  4. UN MONDO DOTATO DI SPESSORE. Quando scrivete narrativa state parlando con personaggi e azioni, non di personaggi e azioni. Lo scrittore di narrativa deve rendersi conto che non è possibile suscitare la compassione con la compassione, l’emozione con l’emozione, o i pensieri con i pensieri. A tutte queste cose bisogna dar corpo, creare un mondo dotato di peso e di spessore.
  5. L’ARTE E’ SELETTIVA. Scrivere narrativa non è tanto questione di dire le cose, quanto piuttosto di mostrarle. Affermare tuttavia che la narrativa procede per particolari non significa limitarsi ad accumularli meccanicamente l’uno sull’altro. I particolari devono rientrare in un disegno complessivo, e ogni particolare va messo al servizio dell’intento del narratore. L’arte è selettiva. Quello che c’è è essenziale e crea movimento.
  6. NESSUNA TECNICA APPLICABILE. Non esiste una tecnica da scoprire e applicare che renda possibile scrivere. Se frequentate una scuola dove si tengono corsi di scrittura, dovrebbero insegnarvi non a scrivere, ma piuttosto i limiti e le potenzialità delle parole, e il rispetto loro dovuto. Una cosa che accompagna sempre lo scrittore – non importa da quanto scriva o quanto sia bravo – è il continuo apprendistato della scrittura. Non appena lo scrittore “impara a scrivere”, non appena sa cosa troverà, e scopre un modo per dire quanto ha sempre saputo, o, peggio ancora, un modo per non dire nulla, è finito. Se uno scrittore vale qualcosa, ciò che crea avrà la propria fonte in un reame assai più vasto di quello che la sua mente cosciente può abbracciare, e sarà sempre una sorpresa maggiore per lui di quanto possa mai esserlo per il suo lettore.
  7. DUE + DUE NON FA QUATTRO. Un racconto è riuscito se dentro ci puoi sempre vedere qualcosa di più, se continua a sfuggirti di mano. Nella narrativa, due più due fa sempre più di quattro.
  8. I SEGRETI DEL RACCONTO. Un buon racconto non deve avere minor significato, né azione meno compiuta di un romanzo. Nel racconto non va tralasciato niente di essenziale alla vicenda. L’intera azione dev’essere adeguatamente motivata, e dotata di un inizio, uno sviluppo e una fine, benché non necessariamente in quest’ordine.
  9. SCRIVERE BENE O PUBBLICARE QUALCOSA? Tra le persone apparentemente interessate a scrivere, ben poche sono interessate a scrivere bene. A loro interessa pubblicare qualcosa, e se possibile fare un ‘colpaccio’. Essere uno scrittore, non scrivere. Vedere il proprio nome in cima a qualcosa di stampato, non importa cosa. E, a quanto pare, hanno la sensazione che tale obbiettivo si possa raggiungere imparando alcune cosette sulle abitudini di lavoro, sui mercati e sugli argomenti in voga in un dato periodo.
  10. VIVERE BENE. Non è vero che a scrivere bene non si verrà mai pubblicati. Vero è che se si vuole scrivere bene e al tempo stesso vivere bene, meglio sarebbe fare in modo di ereditare del denaro o sposare un agente di cambio o una riccona capace di adoperare la macchina da scrivere.
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2 thoughts on “CONSIGLI DI SCRITTURA/11 – Il mistero delle parole e della narrazione tra demoni e realtà

  • 15 gennaio 2016 at 18:30
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    Una delle più grandi scrittrici del Novecento. Ho letto sia i racconti, che i romanzi. Alcuni racconti sono… anche se può apparire eccessivo: epici. Qualcosa che non si trova, o che si trova di rado. In autori come Dostoevskij o Cormac McCarthy.

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    • 15 gennaio 2016 at 18:39
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      Wow ora sono ancora più curiosa di leggerla e apprezzarla appieno. Non si finisce mai di scoprire e imparare, per fortuna 😉

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