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Secondo Maurizio de Giovanni è quasi impossibile non essere scrittori a Napoli, «città che amplifica ogni cosa, priva com’è di silenzi e di distanze».

Di belle storie Napoli gliene racconta ogni giorno e lo scrittore che, terenzianamente – ossia ispirandosi al Terenzio dell’homo sum, si badi bene, qui il premier non c’entra 🙂 – ritiene che nulla di umano possa essergli estraneo, attinge a piene mani all’umanità partenopea e ce la restituisce in tutta la sua poesia e complessità.

Così, non appena mi sono accostata al mondo del commissario Luigi Alfredo Ricciardi della Regia Polizia della Napoli fascista degli anni Trenta, sono rimasta conquistata. Adoro il modo in cui de Giovanni fa del delitto la chiave interpretativa dell’animo umano. La peculiarità del cosiddetto “Fatto” che caratterizza il personaggio di Ricciardi, anziché suonare fantasiosa, esalta l’abilità di de Giovanni nel trattare la materia delicatissima delle umane emozioni, il magma polimorfo delle passioni e delle loro possibili derive.

il delitto per de Giovanni

In “Una certa idea di mondo” Alessandro Baricco scrive che non va matto per i gialli e odia i thriller, essenzialmente perché gli dà fastidio trovarsi nella condizione, cara a molti, di divorare un libro per sapere come va a finire. Un “dispetto” per quanti, come lui, ritengono che la ragione per cui si va avanti a leggere un libro non dovrebbe essere quella di voler arrivare in qualche posto, ma di voler rimanere in quel posto.

Una certa gratitudine  la nutro per quelli che si perdono per strada: quelli che nel loro procedere verso il nome dell’assassino si attardano a vagabondare un po’, collezionando mondo intorno.

L’esempio classico per Baricco, nell’ambito dei polizieschi, è la Parigi di Maigret, della quale respiriamo beatamente l’atmosfera, quasi indifferenti alla scoperta del colpevole.

E’ esattamente quello che capita quando ci si immerge nella lettura dei romanzi dedicati da Maurizio de Giovanni al commissario Ricciardi (di cui attendo con ansia l’ormai imminente uscita del prossimo).

Trovo splendido poter respirare l’atmosfera della Napoli degli anni Trenta che poi, secondo l’autore, non è cambiata tanto né nello spirito né nell’aspetto, in quanto “città sedimentaria” che, nei secoli, è cresciuta su se stessa.

Mi sembra di vederli tutti i suoi luoghi meravigliosi ma anche la nera poesia di vicoli e bassi. Sento sulla pelle l’alternanza delle stagioni che Maurizio de Giovanni sa tratteggiare in pennellate di rara bellezza e gusto il sapore inconfondibile delle feste comandate, scandite da riti e tradizioni culinarie sublimi, da quelle natalizie a quelle pasquali.

Nella GALLERY mi sono divertita a proporre una carrellata di alcune delle più belle descrizioni di Napoli e della napoletanità, tratte dalla serie del commissario Ricciardi.

Spero che piaccia a tutti coloro che apprezzano i romanzi di Maurizio de Giovanni e che possa invogliare quanti ancora non li conoscono a scoprirli e gustarli appieno, senza alcuna fretta di  arrivare all’ultima pagina 🙂

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One thought on “La Napoli del commissario Ricciardi, ecco la gallery Una raccolta di immagini e frasi, tratte dai libri di Maurizio de Giovanni

  • 14 settembre 2017 at 19:33
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    Ha conosciuto Maione proprio quando il figlio del brigadiere, anch’egli poliziotto, fu ucciso e Ricciardi gli riferi le sue ultime parole.

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