I segreti di una moglie perfetta Il thriller di Fiona Barton è una discesa nell'abisso interiore di una donna, rimasta accanto al marito accusato della scomparsa di una bimba. Una storia a più voci che avvince e inquieta.

La verità è un’entità molto scivolosa. Parola di Fiona Barton, giornalista in pensione di Telegraph e Daily Mail che, con il thriller “La vedova” (edito in Italia da Einaudi), si è ritrovata bestsellerista a 59 anni. Un successo meritato, dal momento che la sua storia ricostruisce la verità su un fatto terribile come la scomparsa di una bambina con una riuscita polifonia di voci e punti di vista che avvince e inquieta.

La vedova al centro della vicenda è Jean, moglie devota di Glen Taylor, un ex bancario e poi autista, che si è macchiato dell’ignobile vizio della pedopornografia online ma si professa innocente per tutto il tempo del processo a cui viene sottoposto per il turpe rapimento della piccola Bella, scomparsa mentre giocava nel giardino di casa.

Jean parla in prima persona della terribile vicenda e del tormento di vivere accanto a un uomo che, anche se assolto per insufficienza di prove, la polizia e l’opinione pubblica considerano un mostro.

Negli ultimi tempi Glen stava un po’ sparendo dalla mia vita. Come dire, c’era ma non c’era. Sembrava piú sposato col computer che con me: in tutti i sensi, come si è visto poi. […] 

Credo di averlo sempre saputo, che là dentro succedevano delle cose. È stato allora che ho cominciato a chiamarle sciocchezze, cosí almeno potevo parlarne ad alta voce. Lui non era contento, ma mica poteva impedirmelo, no? Una parola cosí innocente! Sciocchezze: vuol dire tutto e niente. Ma le sue sciocchezze non erano «niente», erano porcherie belle e buone. Cose che nessuno dovrebbe mai vedere, figuriamoci pagare per vederle.

Quella di Jean non è l’unica voce del libro. Fiona Barton è abile ad intersecare narratori e punti di vista, come quello dell’ispettore Bob Sparkes che non si è mai rassegnato ed è intenzionato a fare luce sulla scomparsa della bambina rimasta insoluta o quello dell’irriducibile reporter Kate, che vuole a tutti i costi intervistare Jean, dopo che il marito è morto in un incidente apparentemente banale, per scoprire che cosa sa realmente, al di là della sua facciata di “moglie meravigliosa”.

Perché, in fin dei conti, “La Vedova” non parla tanto del rapimento di una bambina, quanto della storia di un matrimonio e di tutti i suoi torbidi segreti:

Sono di nuovo Jeanie, come quand’ero appena sposata.

Jeanie mi ha salvato la vita. Lei tirava avanti meglio che poteva, preparava la cena, faceva gli shampoo alle clienti, spazzava per terra e rifaceva i letti. Lei pensava che Glen era vittima di un complotto della polizia. Lei stava dalla parte di suo marito, dell’uomo che si era scelta.

Nei primi tempi Jeanie si riaffacciava soltanto per rispondere alle domande dei parenti o della polizia, ma quando il puzzo delle cose brutte ha cominciato a spandersi da sotto la porta Jeanie è tornata ad abitare in casa nostra, e grazie a lei io e Glen siamo rimasti insieme.

Jeanie è la moglie perfetta che ha coltivato per anni ed anni il desiderio insoddisfatto di avere un bambino e quando si è ritrovata sotto i riflettori spietati dai media per l’orribile reato di cui è stato accusato suo marito, e ancora dopo la fine del processo, è rimasta accanto a lui senza mostrare mai un cedimento.

Jean è la nuova donna che, rimasta vedova, matura consapevolezza della necessità di fare i conti con se stessa e con il fardello di questo doloroso passato.

Verrà fuori la sua verità? Scoprirlo è una discesa nell’abisso dell’animo umano.

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