Lorenzo Marone, tra speranza e pene d’amore

Mi aveva già conquistato la levità pensosa del primo libro di Lorenzo Marone, “La tentazione di essere felici”, e la sagace voce disincantata del suo protagonista ultrasettantenne Cesare Annunziata di cui scrivevo in questo post.

Con “La tristezza ha il sonno leggero”, sempre edito da Longanesi, lo scrittore partenopeo conferma la sua capacità di far riflettere con il sorriso e di far vibrare corde di profonda sensibilità.

Stavolta il protagonista è un quarantenne in crisi, Erri Gargiulo, fragile e ironico, alla prese con nodi insoluti della propria esistenza passata e presente. Per lui è ora di fare i conti con la sua famiglia allargata e molto particolare, ma anche con la propria vita sentimentale.

Un brano che mi ha molto toccato è il dialogo di Erri con Mario, secondo marito di sua madre e punto di riferimento per lui fin dall’infanzia:

Mario mi guarda con tenerezza, fa due passi e mi posa la mano sulla spalla. Allora lo lego a me con quanta forza ho nel corpo, come se non stessi aspettando altro e solo adesso mi rendessi conto di quanto avevo bisogno di una sua stretta. Lui fa per indietreggiare imbarazzato, ma alla fine mi stringe a sé. Chissà perché nella vita, più si va avanti, più si tende a eliminare qualcosa: prima i baci, poi le carezze, gli abbracci e, infine, le parole. Invece, bisognerebbe aggiungere. Sempre.

«Anche tu sarai padre» commenta quindi.

«Così parrebbe…»

«E sarai un ottimo padre.»

«Come fai a dirlo?»

«Lo so e basta.» […]

Rimaniamo per qualche secondo in silenzio prima che lui riprenda la parola. «Erri, non sono affari miei, ma certe volte bisogna chiudere un occhio e andare avanti. Nulla è perfetto, tanto meno le relazioni umane».

«Già, me ne sono accorto».

«Perciò, se puoi, e se davvero lo vuoi, cerca di recuperare il rapporto con Matilde. Lei ti vuole bene».

«Strano modo di dimostrarlo».

«A volte, per sfuggire al dolore, le persone feriscono qualcuno o fanno cose senza senso agli occhi degli altri».

«Già, e tu ne sai qualcosa».

Mario sembra disorientato dal mio commento. «Ci passiamo tutti, tutti prima o poi feriamo e tutti veniamo feriti. L’amore, Erri, è pieno di gioie e momenti felici, di dolore e delusione. È come la vita, un’immensa fucina di pulsioni, alcune delle quali spiacevoli. Non fare come molti, che per non affrontare il dolore decidono di girare le spalle all’amore. Innamorati, soffri, piangi, disperati, urla, incazzati, tira calci, ma affronta le emozioni, vivile. Vivi. A ogni costo, ragazzo mio, a ogni costo».

Vivere le emozioni, a ogni costo… tocca tenerlo a mente!

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