MY LIFE/1 – Tre uomini, l’eros e il cubo di Rubik!

In questi giorni sto rileggendo “Dona Flor e i suoi due mariti” di Jorge Amado.

Come spesso mi capita, cerco nei libri una risposta alle inquietudini che increspano il mio mare interiore.

E’ che mi domando se, e come, possa esistere l’amore senza il desiderio, il sentimento senza la passione, l’unione senza l’eros.

Eppure è la quotidianità di molte donne, di molte amiche che si abituano a una vita “tranquilla” e magari dentro di sé vagheggiano la passione ormai perduta, quella che per la bella Flor si incarna nel fantasma del primo marito, scapestrato sì, ma amante straordinario, a differenza del bravissimo (e noioso) coniuge di seconde nozze.

Dona Flor e i suoi due maritiPurtroppo un’unione senza la fiamma della passione è un viatico sicuro per l’infelicità. Ne ho preso e ne sto prendendo atto anch’io, non senza difficoltà.

Il fatto è che il mio mare interiore vive giornate tempestose e non so bene che rotta seguire per una navigazione più tranquilla, ma non come quella del secondo matrimonio di dona Flor.

La rotta per garantirmi questo tipo di “bonaccia” la conosco. Direi che mi è piuttosto chiara: dovrei salvare il mio lungo rapporto con Massimo, attualmente arenato in una “pausa” dopo sei anni di alti e bassi, di cui due senza apparenti scossoni per manifesta rassegnazione.

Forse sarebbe la scelta più sensata: ci vogliamo bene, abbiamo condiviso tanto, a modo nostro abbiamo un equilibrio e quindi potremmo mettere su famiglia, come fanno tanti che hanno un rapporto lungo alle spalle, e pazienza se è già un po’ logoro e impantanato.

Ma, per come la vedo io, un conto è la bella abitudine, un altro è la grigia stasi, un conto è la rassicurante quotidianità e un altro è l’assenza di entusiasmo e desiderio.

Proprio per questo, prima della “pausa” tra me e Massimo, sono stata dalla ginecologa.

A dire il vero l’ho presa alla lontana, lamentando i tipici fastidi della cistite. Così mi è toccato sorbirmi la litania degli accorgimenti che, di solito, disattendo: proprio non ce la faccio ad indossare solo biancheria di cotone bianco da nonna o evitare i jeans stretch.

Poi, tutto d’un fiato, ho buttato fuori il pensiero che rimuginavo: “Dottoressa, credo di soffrire di secchezza vaginale!”

Da escludere totalmente, secondo lei.

“Allora ho uno squilibrio ormonale!” ho insistito.

Da escludere anche questo: dosaggi, ecografia e visita confermavano che era tutto a posto.

“E come la mettiamo con l’assenza di lubrificazione? Sarà vaginismo?” l’ho buttata lì, sperando in una conferma.

La ginecologa mi ha guardato con aria comprensiva, anche se mi sono sentita una matta ipocondriaca.

“Da quanto tempo stai insieme al tuo compagno?”

“Quasi sei anni”.

“Quante volte a settimana fate l’amore?” mi ha domandato come stessimo analizzando dei sintomi.

“Una, ma a volte neanche quella” ho risposto sospirando. Me l’ero decisamente cercata. Ma ormai non potevo tirarmi indietro. “E ogni tanto mi sono spalmata un po’ di crema di mia madre, quella per le donne in menopausa”.

Insomma ci ho provato, a raccontarmi che poteva essere un problema fisico da risolvere con una bella pillola, magari il nuovo Viagra Rosa. Invece, alla fine, sono uscita dallo studio con la diagnosi che mi ero già fatta da sola.

La fiammella della passione è spenta. Tutto qua. E non c’è modo e volontà di riaccenderla, probabilmente da ambo le parti. Non so che cosa ci sia successo, sta di fatto che negli ultimi due anni Massimo ed io abbiamo vissuto da buoni amici, anziché da innamorati. Questa è la realtà pura e semplice. Una realtà che lui ha minimizzato, quasi sia la fisiologica conseguenza di un’unione che dura e si consolida. Invece a me non sta bene.

Non voglio diventare indifferente all’eros, rassegnata ad un malinteso concetto di serenità coniugale per cui il mio compagno è una sorta di “Uomo Tampax” che non si vede, non si sente, non c’è – ma il Tampax è almeno al posto giusto! – perché ho bisogno di scorgere sempre il desiderio – non l’abitudine – nei suoi occhi e nei suoi gesti.

Essere desiderata è un potente detonatore del mio desiderio. Senza quello, mi spengo. E faccio il pieno di rabbia. Sono arrivata ad odiarlo Massimo, perché non mi guarda più come fanno gli altri, i tanti di cui incrocio facilmente sguardi eloquenti. Così ho detto basta, anche se ancora ci sto male e, forse, anche lui.

Peccato però che non abbia fatto nulla per cambiare le cose, se non acconsentire ad una “messa in pausa” che, di solito, è una patetica anticamera della fine. Forse davvero lui il problema non lo vede, non come lo vedo io. Mi sembra quasi che le parti siano invertite: Massimo è quello che vorrebbe accasarsi nella pacifica routine ed io la cacciatrice di emozioni, che si sente frustrata e infelice. Ma non è così.

Gilles DeleuzeSe fosse solo un po’ di sana adrenalina quella di cui ho bisogno per sentirmi viva, non avrei alcun problema. Probabilmente è colpa della mia libido che sta diventando complessa come il cubo di Rubik ma è arduo far quadrare tutte le facce quando hai davanti chi preferisce il cubo della Chicco: cilindretto nella formina e via, facile facile!

Io invece voglio che corpo e mente siano in quella magica fusione che ti fa sentire incredibilmente vivo e perfettamente completo, come il cubo di Rubik risolto, appunto.

A volte penso che dovrei dare una chance al mio amico Leonardo, che sa farmi riflettere e sorridere di me stessa come pochi [ne ho già scritto qui] e non perde occasione per farmi capire che ambisce a qualcosa di più. Ma non sono sicura che sia giusto e poi non vorrei mettere a repentaglio la sintonia così rara e preziosa che c’è tra di noi.

Devo confessare anche che, ultimamente, il mare in tempesta sospinge i miei pensieri verso Alessandro. Una conoscenza recente, per ragioni di lavoro, e dunque non abbastanza approfondita. Più grande di me, mai una parola fuori posto, una galanteria naturale e non scontata ma, soprattutto, l’epidermica sensazione del reciproco piacere dello scambio di vedute e pensieri. E’ davvero un uomo interessante e affascinante Alessandro, che dà l’impressione di saper riconoscere e scegliere, attribuire senso e valore, senza bulimie ma con il gusto sapiente di chi conosce la vita.

Come si è capito, al momento il mio “paesaggio sentimentale” somiglia a uno scenario post sismico. Quel che so è che non fa per me un “paesaggio” statico nella sua perfezione da cartolina. Ne voglio uno vero e straordinario, da percorrere in due.

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