MY LIFE/5 – Addio lavoro, amore in stand-by… magari ricomincio da un sms!

Quant’è spiacevole la sensazione di non riuscire a venire fuori da una brutta storia, anche se ci provo con ogni mezzo, a cominciare dall’amata e terapeutica scrittura.

A volte mi vedo  come un pesce rosso nella boccia che si ostina a dare capocciate nel vetro, nell’illusione che esista una via al mare. Il fatto è che non vedo proprio l’orizzonte, ci spero soltanto. Mi riferisco sia alla professione che alla vita privata. Nell’una e nell’altra, infatti, mi ritrovo all’anno zero.

Mi nutro di storie

Ho chiuso con l’ente con cui lavoravo, non avendo ceduto alle squallide profferte del Vecchio Verme, alias il mio capo. Purtroppo mi sono sfinita in un atroce logorio ma, alla fine, non l’ho denunciato né ho fatto nulla per evitare l’epilogo già scritto: il mio contratto era in scadenza e quindi sapevo che, a meno di “segnali” da parte mia, non sarebbe stato rinnovato.

Ho lasciato che questo accadesse e ho ignorato il patetico giannizzero che il Vecchio Verme mi ha mandato per ratificarmi l’imminente fine del  rapporto professionale. Mi sono tolta la (ridicola) soddisfazione di consegnargli la lettera di dimissioni dall’incarico con effetto immediato e, senza ascoltare la “pillola indorata” che il suo emissario voleva rifilarmi, me ne sono andata dall’ufficio con finta nonchalance con la mia scatola già pronta.

Speravo di non incontrare nessuno e filarmela via di corsa dal palazzo. Ma è scientificamente dimostrato che quando vai di fretta (a maggior ragione se senti l’insopportabile pizzicore delle lacrime che salgono su, anche se ti sforzi di incollarti il sorriso sulla faccia), incontri tutti ma proprio tutti quelli che conosci, che ti chiedono come stai e dove te ne vai con le tue cose in una scatola di cartone.

Mi sono trattenuta dall’esplodere mettendomi a pensare a “Sex and the City”. Mi sono ricordata l’episodio in cui  Samantha si sente dire dall’albergatore miliardario Richard Wright (mentre rigira tra le mani due palline di metallo) che, pur essendo la più adatta al posto di lavoro, non l’assume. E lei ribatte: «Mi dica un valido motivo. Non si gingilli con quelle palle e tiri fuori le sue!»

La motivazione di Wright era di tipo personale: considerava le donne “emotive” e poco adatte agli affari e si chiedeva quanto la vita privata di lei – che, per inciso, era finita a letto con il suo architetto – potesse incidere sulla sua vita lavorativa. E Samantha tostissima: «Se fossi stata un uomo, lei mi avrebbe dato una stretta di mano, pagato uno scotch e dato le chiavi di un ufficio. Lei mi sorprende: un uomo così innovativo nel lavoro, che non sta al passo con le donne». Poi scappava via dall’ufficio, mentre lui la rincorreva invano. Ma, alla fine, sulla scena del volto di Samantha in lacrime, riflesso sulla porta chiusa dell’ascensore, la voce di Carrie raccontava l’immancabile happy end: “il giorno dopo Richard Wright assunse Samantha e le disse che ammirava le sue palle” (e veramente anche altro, ma questa è un’altra storia).

Ecco, il pensiero di Richard e Samantha mi ha aiutato a non piangere – anche perché il mio di ascensore era stramaledettamente affollato e la scatola non era di grande aiuto come paravento – e mi ha strappato pure un sorriso perché, quando si sono chiuse le porte, mi sono chiesta se, magari, anche a me sarebbe capitato un inatteso happy end. Ovviamente NO!

E purtroppo non navigo in acque migliori sul fronte sentimentale. Dall’impaludamento di cui raccontavo tempo fa non riesco ad uscire: il lungo rapporto con il mio fidanzato Massimo  resta in un penoso stand-by che, evidentemente, è una sorta di eutanasia che fa comodo ad entrambi. Non ho intenzione di mettere a repentaglio la bella amicizia con Leonardo, anche se lui fa di tutto per convincermi che possa valere la pena di andare “oltre” senza farsi troppe “pippe mentali”.

Forse ha ragione lui, il problema sono le mie paturnie, l’insopportabile senso di fallimento che in questi ultimi tempi mi attanaglia e, come ho già detto, mi fa sentire un inerme pesciolino rosso nella boccia: senza prospettive, senza vie d’uscita.

Ma, mentre mi interrogo se valga la pena ancora affannarmi o non sia piuttosto preferibile lasciarmi galleggiare, magari a pancia all’aria, il ciufciuf di un sms mi ha offerto un inatteso salvagente.

Una proposta di lavoro o forse altro? Non saprei dirlo. Di sicuro un timido raggio di sole. 

“Perdona l’invadenza ma mi ha fatto male al cuore vedere i tuoi occhi offuscati dalla tristezza. Mi dispiace per il torto che hai subito. Ma forse è l’occasione per andare oltre. Se ti fa piacere, vorrei parlarti di un progetto”. 

E’ proprio lui, Alessandro, forse l’unica conoscenza positiva che devo all’esperienza di lavoro con il Vecchio Verme. Anche lui un politico, ma prima ancora un medico e, soprattutto, un uomo molto discreto  e affascinante. Una di quelle persone che colpiscono, insomma, anche se non siamo mai andati al di là di un rapporto di cortese frequentazione professionale.

Mi sembrava infatti di averlo intravisto in corridoio, durante la mia fuga precipitosa dal palazzo del Vecchio Verme, ma non ero decisamente nello stato d’animo giusto per sostenere un qualsiasi incontro e quindi non mi sono soffermata.

E ora devo ammettere che il suo sms mi sembra in linea con l’idea che mi sono fatta di lui: Alessandro non si è mai mostrato invadente e non mi ha mai chiesto il numero di cellulare, limitandosi a chiamarmi in ufficio. Quando se lo procura? Dopo che ha visto che mi infilavo in ascensore come Achille piè veloce e ha avuto la sensibilità di cogliere il mio sguardo sconsolato.

Il problema è la risposta giusta. Non è facile scegliere modi e tempi di un SMS. 

L’acronimo SMS, secondo me, sta per Subitanea Meteora… con la terza “S” a valore variabile da Stupida a Straordinaria, da Seccante a Stimolante. Stavolta direi Spiazzante. Uno la scaglia lì, la “meteora”, nel firmamento di qualcun altro e con questo gli testimonia subito un dato incontrovertibile: “in questo momento io ti sto pensando. Ora fa un po’ tu”.

Anche il fattore tempo – in una risposta di segno positivo e non da “due di picche”  brusca e letale o, peggio ancora, di frustrante silenzio! – non è secondario: quanto ci impieghi per replicare, a parer mio, connota ulteriormente il messaggio che dai.

  • Risposta istantanea: qualunque cosa io stia facendo, è secondaria, perché la tua meteora reca il desiderio che aspettavo solo di esprimere.
  • Risposta ragionevolmente breve: mi interessi, ma diamo tempo al tempo, per capire l’esatto valore della terza ‘s’.
  • Risposta medio-lunga: non disdegno la tua meteora, ma il firmamento è già abbastanza affollato, per cui è tutto da vedere se la tua luce brilla più delle altre.

Con risposta ragionevolmente breve, ho deciso di mostrare di apprezzare il suo gesto, optando per un sms con uno sdrammatizzante tono ironico che, anche de visu, lui ha sempre dimostrato di gradire:

“Mai “furto” fu più nobile. Sapere che esistono ancora cavalieri, e non solo orchi cattivi, mi rende meno triste. Parlare con te mi darà l’occasione di recuperare il sorriso”.

A dirla tutta, poi, io non so che cosa intenda Alessandro per “torto subito”: si riferisce semplicemente al fatto che non mi è stato rinnovato il contratto oppure è a conoscenza di quello che c’è dietro e dello squallore del Vecchio Verme? Io mi sono guardata bene dal parlarne, ma ho capito che nell’ente non è certo un segreto il modo di fare del viscido essere.

Fatto sta che Alessandro non mi ha più risposto ed ammetto che sono stata una sera intera a chiedermi il perché, passando rapidamente da una timida euforia a una nuova inquietudine.

Ma ancora una volta mi ha spiazzato. L’indomani, scaricando la posta elettronica, ho trovato una sua email. Ci ho cliccato sopra con febbrile eccitazione ed ecco apparirmi un’immagine esilarante: un cavaliere in armatura su un cavallo bianco – con la faccia di Alessandro, incorniciata tra chiome bionde! – che trafigge con la spada una specie di orco verde, con la faccia del Vecchio Verme. Questo il testo:

“Stavolta ho trafugato la tua email, per compiere la mia missione. Ti aspetto al mio castello”. 

E a seguire l’indirizzo del suo studio in centro.

PS: la stessa sera mi è capitato un altro “segno”, oltre al messaggio di Alessandro. Mi è letteralmente caduto in testa, mentre sistemavo dei libri nei miei scaffali sovraccarichi, un volumetto che mi hanno regalato anni fa. Si tratta di “Manuale del guerriero della luce” di Paulo Coelho (che neanche ricordavo di avere!) e, per curiosità, ho letto la pagina a cui si è aperto cascando a terra. Ecco qua il messaggio:

Il guerriero della luce crede. Proprio come credono i bambini. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere. Poiché ha la certezza che il proprio pensiero possa cambiargli la vita, la sua vita comincia a cambiare. Poiché è certo che incontrerà l’amore, l’amore compare. Di tanto in tanto, è deluso. Talvolta, viene ferito. E allora sente i commenti: “com’è ingenuo!” Ma il guerriero sa che il prezzo vale. Per ogni sconfitta, ha due conquiste a suo favore. Tutti coloro che credono lo sanno.

C’è da crederci, è il caso di dire? Alle volte fa bene all’anima e all’umore, decisamente. Intanto da Alessandro ci andrò… e vedremo che cosa comparirà al mio orizzonte di pesciolino nella boccia di tristezza.

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