Che bello il mondo con gli occhi dei bambini! Disegnatore di fumetti, ma soprattutto padre e compagno, Matteo Bussola racconta le piccole grandi gioie della quotidianità familiare in "Notti in bianco e baci a colazione".

E’ straordinario il mondo visto con gli occhi di Virginia, Ginevra e Melania. In realtà si tratta di mettere le cose in prospettiva, secondo il loro papà Matteo Bussola, che di sé dice: “di lavoro faccio il padre, di professione disegno i fumetti e per passione scrivo” e con il suo speciale diario, pubblicato da Einaudi con il titolo di “Notti in bianco e baci a colazione”, per una volta ha voluto disegnare solo con le parole.  

Il fatto è che la prospettiva delle sue bambine, di tutti i bambini, rivoluziona il nostro modo di guardare le cose, di vivere non soltanto la nuova dimensione di padri/madri ma anche di essere compagni/e (o mariti/mogli ) diversi da quelli che eravamo, di vivere l’oggi e pensare al domani.

E comunque non serve essere padri per immedesimarsi nei dialoghi e nelle riflessioni di Matteo Bussola: basta avere la sensibilità di apprezzare il vero senso della vita.

Godetevi la profonda dolcezza di questo brano:

Essere padre è un’esperienza crudele.

Tua figlia avrà otto anni una volta sola e quattro anni una volta sola e due anni una volta sola, mentre ti trovi ad assistere ogni giorno, ogni ora, ogni minuto a una serie di spettacoli per i quali non sono previste repliche. Tu fra i trentacinque e i quaranta consumi nuove esperienze, fai cose, ma ti sembra nella sostanza di rimanere la stessa persona. Mentre loro tra i due e gli otto anni imparano a parlare, a scrivere, ad articolare ragionamenti, sviluppano gusti e indipendenza di giudizio. Diventano.

La cosa che non sai è che non è vero che tu resti la stessa persona. Perché mentre loro imparano la vita, tu impari a essere padre, cioè impari la tua seconda vita. Che vuol dire smettere di essere e cominciare a esserci, sapere che quel che c’è passerà presto, riuscire a cogliere la fortuna di quel sorriso tutto per te anche quando sei stanco, la bellezza di quel gioco anche se sei nervoso, la meraviglia di quei sedici chili che vogliono dormire solo addosso al tuo sterno anche quando sei devastato dalla stanchezza e daresti di tutto per dormire a pancia sotto, senza una manina che ti rovista nel naso.

Il fatto è che le tue narici saranno uguali anche fra cinque anni. Quella manina invece no. E pure quella voglia di dormirti addosso se ne andrà, e tu maledirai ogni giorno che non ti sarai goduto, ogni carezza non fatta a quei capelli quando ce li avevi lí a portata, e quando lo spettacolo si sarà spostato su altri palcoscenici in cui non potrai essere presente, quando non sarai piú in prima fila ma fuori dalla porta, dormirai apposta sulla schiena solo per ricordare.

 

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