Viva l’arte della traduzione! Con la collana "Classici da (ri)scoprire", e una breve raccolta di racconti di Voltaire, si inaugurano le pubblicazioni curate da "La bottega dei traduttori", una community di giovani e talentuosi professionisti

“Non è il tradurre un’impresa disperatamente utopica?” si domandava José Ortega y Gasset.

Secondo il pensatore e critico spagnolo è utopico anche credere che due parole, appartenenti a due lingue diverse, indichino la medesima cosa. Non per questo, però, l’opera dei traduttori è un’occupazione senza senso. Tutt’altro. E’ necessario anzi, secondo Ortega, riconoscerne l’importanza e considerarla un trabajo intelectual de primero orden.

Un lavoro intellettuale, che presuppone profonda preparazione ed altrettanta sensibilità. Qualità che animano i promotori de “La bottega dei traduttori”, che mirano a consolidare una community di talentuosi professionisti, ma anche a proporre ai lettori una collana di piccole e grandi gemme dimenticate della letteratura straniera. Read more

Riti e miti tragi-comici della vita del diplomatico Lasciata la carriera in ambasciata per dedicarsi alla scrittura, Valerio Parmigiani racconta un "universo parallelo" sconosciuto ai più, con un "bestiario" che mescola sorriso e riflessione.

Chi non vorrebbe “spiccare il volo per coprire la distanza che separa il mestiere per vivere da quello di vivere”? Valerio Parmigiani l’ha fatto. Milanese, classe ’67, alcuni anni fa ha lasciato la carriera da diplomatico per cercare un senso, che ovviamente nella vita non c’è, nella scrittura, che invece un orizzonte di senso ce l’ha.

O almeno è quello che speriamo in tanti e, comunque vada, io dico che sarà bello averci creduto fino in fondo 😉

La motivazione della sua scelta Valerio la spiega chiaramente, a conclusione della sua prima opera “Bestiario diplomatico” edito da Effepi Libri, in cui racconta la sua “vita precedente” in due sedi diplomatiche italiane a Nicosia e Lusaka. Read more

Non si vede che con il cuore! Avvince e commuove la storia di Marie-Laure e Werner, una ragazzina francese cieca e un orfano tedesco, protagonisti di "Tutta la luce che non vediamo" di Anthony Doerr, vincitore del Premio Pulitzer 2015.

C’è la Storia con la esse maiuscola – la seconda guerra mondiale – raccontata attraverso la storia personale dei due protagonisti al centro del romanzo “Tutta la luce che non vediamo” di Anthony Doerr, edito da Rizzoli e vincitore del premio Pulitzer 2015.

Un déjà-vu, ho pensato. E per questo ho procrastinato la lettura, temendo la noia di trame ormai prevedibili sullo sfondo di vicende storiche arcinote.

Sono contenta di essermi ricreduta, come mi è capitato per “Storia di una ladra di libri”. Il merito è della bravura con cui Doerr fa correre parallele fin dall’inizio, e con continui salti temporali, le vicende di una bambina francese cieca, Marie-Laure LeBlanc e di un coetaneo tedesco orfano, Werner Pfennig, destinate a trovare un fugace e decisivo punto d’incontro nella cittadina costiera di Saint-Malo, ancora in mano ai tedeschi a due mesi dallo sbarco in Normandia.   Read more

Figli di genitori separati, istruzioni per la sopravvivenza Il tema complicato della "famiglia scoppiata", al centro dell'ultimo romanzo del giovane scrittore napoletano Marco Marsullo, è affrontato con ironia e sagacia: c'è molto da sorridere, un po' amaramente.

A volte capita che i titoli dei libri non rispettino le promesse. “I miei genitori non hanno figli” di Marco Marsullo (edito da Einaudi) non tradisce la “levità pensosa” che suggerisce: il punto di vista è evidentemente quello di un figlio che fa sorridere, e fa riflettere, sulle dinamiche di una famiglia come ormai ce ne sono tante. Una famiglia scoppiata, insomma, con tutto quello che ne consegue.

Del giovane scrittore napoletano avevo già letto il romanzo d’esordio – “Atletico Minaccia Football Club” – piacevole miscellanea di calcio e personaggi esilaranti (stile Tony Pagoda di Paolo Sorrentino), ma questo nuovo romanzo ha l’ambizione di affrontare temi più spinosi, pur in chiave sempre ironica e brillante. Read more

RACCONTI BREVI – La cicatrice

Ora che aveva potuto infilarsi di nuovo il reggiseno di un vecchio bikini a fiori, Serena si chiedeva che cosa rappresentasse per lei.

A dodici anni il primo reggiseno era stato un motivo d’orgoglio. A diciotto se l’era tolto per mostrarsi emancipata da ogni costrizione e fino a venticinque anni si era sentita libera e fiera del topless in spiaggia.

Mentre le onde del mare le lambivano i piedi e la schiuma bianca si allungava verso le gambe, pensò che avrebbe voluto sfilarselo via e gettarsi in acqua. Provare la stessa sensazione di libertà e la stessa gioia di vivere di cinque anni prima. Read more

Quando l’amore è più forte della morte La struggente storia di Susanna Tamaro ci insegna a cogliere l'eterno che irrompe nel tempo e, attraverso la poesia, a scorgere la parte più segreta dei giorni e la fiammella che arde in tutto ciò che ci circonda.

Tempo e destino sono sempre al centro delle riflessioni sul senso della vita. Ed io ho un debole per le storie che si interrogano su questo grande mistero, pur nella consapevolezza che,  come scrive Alessandro Piperno, “chi legge narrativa per avere risposte definitive fa un investimento sbagliato. Se non altro perché gli interrogativi davvero importanti sono quelli senza risposta. Dice bene Cheever: la narrativa deve illuminare e ristorare”. 

Può darsi che sia proprio illuminazione e ristoro quello che cerco in libri che mi hanno commosso come Stoner e Il senso di una fine e, più di recente, in “Per sempre” di Susanna Tamaro edito da Giunti, che mi ha emozionato al di là delle mie previsioni. Read more

Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente. Ecco i consigli di Umberto Eco. Ho stampato anni fa le 40 regole per parlare bene l'italiano del maestro che purtroppo ci ha lasciati ieri e le ho tenute sempre sulla scrivania per ricordarmi che il fine ultimo della scrittura è farsi capire dagli altri.

Il trenta all’esame di Semiotica, al primo anno di università, è stata una soddisfazione che ancora ricordo. Il testo fondamentale dell’esame, “Il Trattato di semiotica generale” di Umberto Eco, è stato un viaggio molto affascinante, ma tutt’altro che semplice, che ha cambiato il mio modo di considerare il linguaggio e i processi di significazione e comunicazione. Posso considerarlo la mia prima conoscenza approfondita con il grandissimo professore, scomparso purtroppo ieri, visto che ero troppo piccola ai tempi de “Il nome della rosa” e del celebre film con Sean Connery (che ho recuperato con immenso piacere a tempo debito).

Cos’è la semiosi? Mi piace molto il modo in cui lo stesso Eco lo spiega in un’intervista pubblicata su La Repubblica nel 1992: “E’ il rapporto in cui qualcuno produce qualcosa per dire qualcosa a qualcun altro”. Read more

Le anime bianche e il mistero della vita Grazie alla traduzione di Annarita Tranfici per Panesi edizioni, è ora disponibile in italiano il breve e struggente romanzo che l'autrice de "Il piccolo Lord" scrisse dopo la morte di suo figlio quindicenne

Il poeta Iosif Brodskij pensava che la traduzione fosse «la madre della civiltà».

Mi sarebbe piaciuto essere poliglotta per tante ragioni, non ultima riuscire a leggere i romanzi che amo nella loro lingua originale. Ma purtroppo non è così, quindi infiniti piaceri letterari mi sarebbero preclusi se non ci fossero i traduttori, al cui straordinario lavoro mi sento di tributare massima gratitudine.

E un grazie sincero rivolgo all’amica Annarita Tranfici perché mi ha fatto conoscere “Le anime bianche” della scrittrice Frances Hodgson Burnett – di cui da bambina ho amato “Il piccolo Lord” ed “Il giardino segreto” – e soprattutto perché di questo poetico romanzo è la traduttrice in italiano per la Panesi Edizioni. Dobbiamo dunque al suo pregevole lavoro la possibilità di immergerci nella toccante lettura di questa breve e finora misconosciuta storia dell’autrice di celebri libri per ragazzi. Read more