Quando le parole d’amore fanno ridere Non tutte le dichiarazioni sono romantiche. Questa è la storia di una metafora amorosa esilarante.

Un corteggiatore mi ha regalato “Le parole dell’amore” di Nicholas Sparks. E con questo ha messo la parola “fine” ad ogni sua eventuale chance.

Scherzo, ovviamente. Ma non del tutto. Regalare un libro è una mossa azzeccata, con una donna come me.

Regalare quel tipo di libro significa non avere idea di che donna io sia e pensare di cavarsela con un ragionamento di questo genere: l’Ammore ci sta, che non guasta mai; le “parole” pure, che per una grafomane di professione sono come una droga, quindi sicuramente andrà bene questa summa di frasi stile Bacio Perugina.

Ora, non fatevi un’idea sbagliata di me: non sono una stronza. Neanche in amore.

E’ che ho avuto le mie delusioni, come tutti. Questo mi ha reso più selettiva (insieme all’età che avanza e porta con sé una dose inevitabile di cinismo o sano disincanto, dipende da come si vuole vederla). Ma soprattutto ho fatto i miei errori, anche clamorosi. Kahlil GibranDi cui però non mi pento, anche se ancora mi lecco le ferite e posso sentire la scorza indurita delle cicatrici.

Ho sempre considerato il rimpianto ben peggiore del pentimento. Anziché chiedermi come sarebbe andata se… ho preferito scoprirlo, di solito. Almeno nelle faccende amorose. Ho fatto bene? Ho fatto male? Chi può dirlo.

Nelle scelte che ciascuno fa non esiste un’intrinseca giustezza. Ho fatto quello che mi ha dettato il cuore (si nota che, alla fine, l’ho letto questo libro di Sparks?) e purtroppo non sempre mi ha dettato le giuste parole né le giuste azioni. Senza trascurare l’ovvia considerazione, che talvolta si tralascia, che l’amore non è un monologo. E’ una storia a due, per l’appunto, con quello che di buono e di cattivo ne consegue.

A proposto delle parole dell’amore, vi confesso un’altra cosa: aver ripensato, sull’onda della lettura di “Atti osceni in luogo pubblico” di Marco Missiroli, alla mia iniziazione erotica da ingenua quindicenne, mi ha fatto sorgere il desiderio di tirar fuori la grossa scatola in cui custodisco i “cimeli” adolescenziali. Ecco, lo vedete che sono una gran sentimentale? Non sono mai riuscita a disfarmene, malgrado i tentativi di mia madre di fare pulizia delle “vecchie cose”.

Ebbene, dallo scrigno della mia beata gioventù è saltato fuori qualche biglietto amoroso proprio di quell’anno e di quell’entusiasmante estate. Che tenerezza queste prime dichiarazioni! Biglietti che ho custodito con cura. Come ho detto, sono una che ha sacro rispetto per i piccoli oggetti inutili del passato. Al bando ogni tentativo di “riordino” per me, almeno non di questa parte della mia vita.

Però una fotografia con dedica mi ha fatto ridere a crepapelle, esattamente come quando la ricevetti per posta. Ebbene sì, non lo nego: sono nostalgica dell’epistola che ti faceva saltare il cuore in gola quando sbucava dalla cassetta delle lettere!

La foto in questione, accompagnata da una breve missiva, me la mandò Salvo, un “ruspante” corteggiatore siciliano, conosciuto durante il famigerato torneo estivo dei miei 15 anni. La letterina era infarcita di sgrammaticature: un peccato mortale per me, anche adesso… figurarsi per la studentessa secchiona che ero allora! Bocciato senza scuse, neanche esisteva il T9 a cui potersi pateticamente appellare 🙂 Di sicuro oggi, con quella dichiarazione, avrebbe avuto un ruolo ad honorem nella community “Scartare corteggiatori e potenziali amanti per gli errori grammaticali”, di cui si parla in questo divertente (e sconcertante) articolo.

Ma quello che mi lasciò di stucco fu la metafora con cui Salvo corredò la fotografia che ci ritraeva insieme durante il torneo (da notare che lui aveva l’aria a dir poco estasiata e io alquanto infastidita e condiscendente). Una metafora che non ha eguali per la sua suggestione e forza evocativa: TUTTE LE ALTRE, RISPETTO A TE, SONO DELLE CACATINE DI MOSCA.

Straordinaria! Mai letto niente di più poetico per celebrare la mia beltà. Ricordo perfettamente che mi scompisciai dalle risate e ovviamente la feci leggere a tutte le mie amiche. In effetti fui un po’ stronzetta ma chi non avrebbe sorriso di cotanta immagine?

Tra l’altro non mi presi la briga di rispondergli. Non nel senso che immagino si aspettasse lui. Mi sembra che gli mandai una breve lettera di ringraziamento (per la foto) e di saluto, stroncando ogni altro sviluppo.

Questa, a dirla tutta, è una caratteristica che mi ha sempre contraddistinto, fin da adolescente. Non ho mai giocato con i sentimenti di nessuno né ho mai alimentato illusioni amorose che non potessero essere corrisposte, anche a costo di sembrare stronza, per l’appunto.

Odio chi lo fa e, a tanti e a tante che tuttora (l’età purtroppo non sempre insegna!) mi chiedono ancora il fatidico “perché” di certi comportamenti da parte della persona desiderata, rispondo regalando questo libro di eterna verità:

“Scendi dal pero! La verità è che non gli piaci abbastanza”.

E comunque, alla fine dei giochi, anche Nicholas Sparks un’ammissione di verità la fa, in questa frase:

Con il tempo ho capito che l’amore non è qualche parolina dolce mormorata a fior di labbra prima di addormentarsi. L’amore si nutre di gesti concreti, di dimostrazioni di devozione nelle cose che facciamo giorno per giorno.

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