RACCONTI BREVI/1 – L’amore segreto

La grande cassapanca nuziale è pronta. Ho visto mio padre compiacersene e rendere onore al maestro, che vi ha istoriato scene della leggenda di Griselda, simbolo della virtù più importante per una donna: l’obbedienza.

Fin da bambina ho appreso ogni arte e talento, atti a fare di me una moglie perfetta, per il nobile sposo che mio padre ha scelto.

Vorrei divenire come Battista Sforza, contessa di Pesaro, che sposò Federico da Montefeltro e fu ammirata signora di Urbino. Il mio istitutore, Jacopo Dal Borgo, che elogia le doti del mio intelletto non meno della mia bellezza, ha avuto il privilegio di ammirare il ritratto della duchessa, realizzato da un grande maestro della corte urbinate.

E, ora, possedere un mio ritratto nuziale è il suo più struggente desiderio. Jacopo nutre per me, e io per lui, un sentimento puro, che dovrà purtroppo rimanere celato nei nostri cuori.

Dama del PollaioloIl ritratto non dovrà fare parte dei regali nuziali, che saranno esibiti durante il corteo dalla mia dimora al palazzo del mio sposo.

Sarà il nostro segreto pegno d’amore, che Jacopo custodirà per tutta la vita.

Per questo ha ben remunerato l’arte ed il silenzio di un pittore, che tiene bottega a piazza degli Agli ed ha già reso fiero più di un sposo, con il ritratto della futura moglie. Piero, questo è il suo nome, è fratello di Antonio del Pollaiolo, l’orafo che ha cesellato la collana e la spilla che fanno parte della mia dote.

Le ho indossate per posare, insieme al mio abito più bello ed ho ornato i capelli con le perle, ma quello che il mio cuore desiderava era che l’artista cogliesse nel mio sguardo ciò che ho di più prezioso: il vero amore.

So che è mio dovere rinunciarvi, ma non riesco a mostrare vera felicità per le nozze imminenti e spero che al palazzo non se ne avvedano. Durante il giorno adempio ai miei doveri, ma la pena del mio cuore rende le  notti sempre più agitate. Sogno di fuggire insieme a Jacopo. Sento la gioia che mi pervade mentre assaporiamo la libertà ma d’un tratto l’ombra ci inghiotte e il dolore mi serra le membra come se venissi costretta e schiacciata in un antro buio e penoso, al punto tale che mi sveglio urlando per la disperazione.

E vera profonda disperazione è quella che rischia di farmi perdere il senno, perché di Jacopo, me sventurata, non so più nulla da due giorni. Mio padre mi ha detto che è tornato alla corte di Urbino, ma io non riesco a credere che abbia lasciato Firenze senza dirmi addio.

Ho provato in ogni modo a conoscere la verità sulla sua sorte, ma non faccio che scontrarmi con occhi compassionevoli e muti: nessuno a palazzo sa o vuole dirmi che cosa è capitato al mio amato.

Ma quando, nel giorno più triste della mia vita, ho scorto il mio ritratto fare bella mostra di sé tra i preziosi doni recati in corteo, ho capito la tremenda verità.

Della grande cassapanca, nel corteo nuziale, non vi era traccia.

copyright-98570_960_720 RACCONTO DI VIOLA BONARIA – www.minutrodistorie.com

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