RACCONTI BREVI/3 – Posso fidarmi di te?

GAIA

Quando sono entrata a casa di Pietro ho sentito odore di buono.

La lavanda del pavimento pulito e lucidissimo, la cannella dei biscotti ancora caldi sul tavolo della cucina, decine di orchidee sui davanzali delle finestre. Ma soprattutto il suo profumo: dolce come la vaniglia, con punte agrumate d’arancio e calde di muschio di quercia.

Ero esitante e timorosa. Non credevo che mi sarei fidata ancora di un uomo e gli avrei permesso di portarmi a casa sua.

Per Giorgio, il primo uomo di cui mi sono fidata, sono stata solo un passatempo, fintanto che non si è stufato e mi ha abbandonata come un oggetto inutile. Ha detto che avrei trovato qualcun altro migliore di lui e che non era colpa mia. Ma io ci sono stata male e per tanto tempo sono rimasta sola, incapace di fidarmi di chiunque.

Poi Marco ha curato le mie ferite. Mi ha fatto credere di nuovo nella felicità. Mi ha fatto sentire speciale. Sì, proprio a me, che di speciale non ho mai avuto niente. Di diverso, semmai.

E’ così che mi sono sempre sentita, diversa, strana. Forse perché ho ereditato il peggio dei miei genitori che, a quanto so, non erano decisamente destinati a stare insieme. Sono capitata su questa terra per caso, insomma: piccoletta, insignificante e diversa, qual ero e quale sono, nessuno si è mai preso veramente cura di me.

posso fidarmi di tePrima di Marco, appunto. Lui è stato il solo a capirmi, ad amarmi per quella che sono ed io l’ho riamato con dedizione totale. C’eravamo solo lui ed io, non vivevo che per lui.

Finché un giorno è sparito. Mi ha abbandonato senza un perché, ma io non mi sono mai rassegnata all’idea di averlo perso. Non lui, che era così speciale e mi faceva sentire unica al mondo.

Ho continuato a vivere solo per Marco, anche quando tutti intorno cercavano di impedirmelo. Mi sono consumata per mesi nel ricordo dei giorni felici che non sarebbero tornati.

E ora, dopo tanto dolore, eccomi qui, insieme a Pietro. Speranzosa eppure tanto spaventata.

“Tu sei quella giusta! Sei speciale anche tu!” mi ha detto con quel sorriso dolce e rassicurante che ha e quel profumo di buono che si porta addosso e, ora lo so, pervade anche casa sua.

Io mi ero detta che non avrei mai più dovuto ricascarci, che il mio cuore è troppo fragile ed amare fa troppo male, che alla lunga ci si abitua a stare in solitudine ed è decisamente meglio che sperimentare di nuovo la perdita e l’abbandono.

Eppure l’istinto mi ha sussurrato di fidarmi, di seguire la scia di quel profumo di buono e, ora che Pietro mi ha aperto le porte di casa sua e mi ha fatto conoscere anche Stefano, ho capito di non aver sbagliato: è profumo d’amore vero quello che mi ha conquistato.

PIETRO

Amare per me non è stato semplice. Ho dovuto prima imparare a conoscere me stesso. Quello vero, quello che ho tenuto nascosto a tutti e soffocato in un angolo oscuro della mia anima fino a vent’anni.

Poi, grazie a Giovanni, ho trovato il coraggio di spezzare la spirale di menzogne ed ipocrisie in cui ero avviluppato, per svelare finalmente il vero Pietro.

Mia madre – che ha sempre saputo – ha continuato ad amarmi senza riserve. Anche mio padre, che pure ha scoperto quanto gli fosse più semplice avere larghe vedute quando la “diversità” non riguardava suo figlio. Mi confessava di sentirsi additato, alle volte deriso o compatito, e questo mi faceva star male più di quanto potessi soffrire io stesso ad essere additato, deriso, compatito, addirittura aggredito come se fossi colpevole di chissà quale crimine.

Ho perso molti falsi amici, ne ho conosciuti di autentici. Con Giovanni ho conosciuto me stesso e l’amore ma anche la menzogna, il tradimento, l’abbandono.

E così fidarmi di nuovo, quando ho incontrato Stefano, non è stato facile. Ma lui è riuscito a curare le mie ferite, a donarmi fiducia in me stesso, a restituirmi la felicità. Eppure quando mi ha chiesto di vivere insieme mi sono tirato indietro, ho avuto paura, gli ho detto che non volevo si trasferisse a casa mia per non esporci alle maldicenze e alle cattiverie degli altri.

Che stupido! E’ stato proprio mio padre a farmi capire che stavo sbagliando a rinunciare alla felicità e che è ora di costruirmi un futuro insieme alla persona che amo e da cui sono riamato così profondamente.

Allora ho pulito tutta casa e l’ho riempita di orchidee che Stefano adora, ho svuotato l’armadio per metà, ho preparato anche i biscotti alla cannella di cui è tanto goloso e alla fine ho deciso di fargli trovare un’altra sorpresa che sono certo lo riempirà di gioia.

Sono andato da Sara, la mia amica d’infanzia che ha un’associazione animalista e gestisce il canile comunale. Ho girato tutta la struttura insieme a lei e ho osservato decine di cani di ogni razza e d’ogni taglia, in attesa di incontrare quello giusto. Non sapevo esattamente come, ma sentivo che l’avrei riconosciuto. Quanti e quanti occhi dolci, tantissimi musetti irresistibili, eppure stentavo a capire chi fosse il cane che aspettava soltanto me e Stefano.

Finché non è saltata fuori lei: una curiosa cagnolina dal pelo lungo bianco, chiazzato di nero e il delizioso musetto da spaniel, che trotterellava libera nel cortile.

“Lei è Gaia, una meticcia di quattro anni, che abbiamo già tenuto qui in passato” mi ha spiegato Sara. “Gaia trova sempre il modo di scappare via, ma poi fa ritorno al canile, di solito dopo aver fatto una visita molto speciale”.

Ho capito subito che era lei quella giusta per noi e conoscere la sua storia mi ha commosso.

La piccola Gaia è il frutto proibito dell’accoppiamento imprevisto tra uno spaniel dal pedigree prestigioso e una meticcia piccola e nera che apparteneva a Giorgio, l’ex fidanzato di Sara. Lui si era occupato per un po’ della vivace cucciola ma poi aveva preferito lasciarla al canile.

Gaia era quindi stata adottata da un signore di una certa età, Marco, che viveva da solo e si era occupato di lei amorevolmente. Ma purtroppo un infarto fulminante se l’era portato via dopo tre anni e così la cagnetta era stata affidata di nuovo alle cure dell’associazione di Sara.

Soltanto che la piccola Gaia trovava sempre il modo si sgattaiolare via dal canile, per poi farvi ritorno. Fughe misteriose che finalmente avevano trovato una spiegazione quando uno dei membri dell’associazione l’aveva vista accucciata sulla tomba di Marco, nel cimitero a circa tre chilometri dal canile.

“Tu sei quella giusta!” le ho sfiorato l’adorabile musetto. Gaia si è ritratta con gli occhi pieni di paura ed io ho pensato che  l’amore è fiducia ed  è davvero un dono straordinario per tutte le creature. “Sei speciale anche tu!” le ho sussurrato dolcemente e lei mi ha annusato la mano per un po’ e poi si è lasciata accarezzare.

Sono convinto che, quando a sera l’ho portata a casa e ha conosciuto il mio Stefano, Gaia ha sentito di potersi fidare perché con noi ha trovato finalmente la sua famiglia.

copyright-98570_960_720 RACCONTO DI VIOLA BONARIA – www.minutrodistorie.com

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