Viaggio nei colori di una gran bella storia! “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” di Salvatore Basile è un romanzo emozionante e poetico, una vera e propria ricetta per infrangere la solitudine e superare i dolori della vita.

Voi di che colore siete? Immagino non ve lo siate mai domandato. E chissà quanti, riflettendoci, potrebbero rendersi conto di essersi rassegnati ad una sorta di vita incolore.

E’ quello che capita al trentenne Michele Airone, protagonista de “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” di Salvatore Basile (Garzanti), che ha la magia di una favola e la forza di una storia di sentimenti autentici.

Quando la dolcemente stramba Elena gli domanda “Tu di che colore sei?” e gli spiega con candore che “ognuno di noi, se ci pensa bene, si sente di un colore. Che poi magari cambia a seconda delle giornate, o dei momenti”, Michele realizza infatti di non avere una risposta e non soltanto…

Si guardò intorno, immerso nel silenzio degli oggetti che lo circondavano. Scrutò le loro ombre e, per la prima volta, si rese conto che, proprio come lui, erano prive di colore.

In fondo, pensò, tutti gli oggetti dei quali si era circondato non erano altro che sigilli apposti sopra serrature della vita che, una volta aperte, avrebbero dato accesso al dolore; piccole barricate che lui stesso aveva eretto intorno alla sua solitudine per renderla sopportabile e, quindi, più sicura.

E ora tutto questo rischiava di sfaldarsi sotto i colpi micidiali del sorriso di Elena. La sua presenza l’avrebbe lasciato di nuovo senza difese, come quando era bambino. Perché l’amore fa sperare. E la speranza, come diceva suo padre, rende deboli, vulnerabili.

Il fatto è che Michele è rimasto fermo, ancorato al trauma mai elaborato dell’abbandono da parte di sua madre, quand’era solo un bambino.

Vent’anni prima l’ha vista salire sull’unico treno della stazione ferroviaria di Miniera di Mare, di cui il papà era capostazione, per non farvi più ritorno. Non gli ha dato spiegazioni né ha mantenuto la promessa di restituire il quaderno rosso, diario segreto di Michele, che ha voluto portare con sé quel giorno.

E così Michele ha finito per rintanarsi nel piccolo mondo rassicurante della casetta accanto ai binari, ha preso il posto di capostazione di suo padre – incapace di dargli le risposte e il sostegno di cui avrebbe avuto bisogno – e ha scandito la sua vita sui ritmi della stazione ferroviaria di cui  è diventato l’unico custode. Una vita triste e solitaria la sua, legata alle partenze e ai ritorni dell’interregionale che, ogni giorno alle 7.15, lascia alle sue spalle la stazione di Miniera di Mare.

Michele era lì, a vederlo partire nella luce del mattino per poi accoglierlo al tramonto, d’estate, o nel buio della sera, d’inverno. Poi se ne prendeva cura. E tutto ciò lo faceva sentire al sicuro.

strano viaggio oggetto smarritoAllo stesso modo lo rassicurano le decine d’oggetti smarriti d’ogni tipo che custodisce in casa: oggetti dimenticati dai viaggiatori del treno e mai reclamati e ai quali dunque, trascorsi i tempi di legge, dona una collocazione e una nuova sorte lungo le pareti su scaffali e tavolini.

Elena pensò che Michele aveva regalato a quegli oggetti un lieto fine. Ma aveva smesso di cercarlo e sperarlo per sé stesso.

Proprio la dolce Elena – alla quale di solito riesce facile “vedere i colori delle persone” e che si presenta come un tornado a casa sua, per cercare una bambolina dimenticata sul treno – ha la sensibilità giusta per comprendere la solitudine ed il dolore di Michele. Lei che, a sua volta, sa che cosa significa fronteggiare il vuoto della perdita e reagire al baratro della sofferenza.

E per questo lo spinge ad affrontare il suo personale viaggio, per capire come si spieghi l’improvvisa ricomparsa del suo diario rosso – ritrovato da Michele su un sedile, durante la sua ispezione serale del treno – e soprattutto sapere che cosa sia stato di sua madre e, magari, avere finalmente da lei tutte le risposte ai suoi tormentosi perché.

Un viaggio emozionante e poetico, denso di incontri sorprendenti e anche dolorosi, che servirà a Michele per riappropriarsi finalmente di se stesso e sorridere di nuovo alla vita, alle sue infinite sfumature, ai colori che la rendono degna d’essere vissuta.

C’era qualcosa che lo disorientava. Poi capì che era solo una questione di luce. I fasci luminosi che al tramonto, quando iniziava il suo lavoro di perlustrazione, illuminavano il treno con tagli di luce trasversale, provenivano dal mare che lentamente inghiottiva il sole. Era la luce dell’ovest. Di mattina, invece, il sole illuminava l’interno del treno dal lato opposto al mare. I sedili che al tramonto erano in ombra adesso erano, invece, inondati di luce, e viceversa. In quel momento, Michele capì che le abitudini fissano il mondo e la vita in un fermo immagine. E che gli era bastato salire su un treno in un orario diverso dal solito per capire che, invece, tutto è in movimento.  

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