Elogio dell’uomo medio, tra Stoner e Tony Webster Vinti o vincitori? Riflessione sugli uomini "deboli", protagonisti del romanzo di John Williams e de "Il senso di una fine" di Julian Barnes, vincitore del Man Booker Prize

“Che cosa ti aspettavi?” si domanda William Stoner in punto di morte.

“La mia esistenza si era sviluppata o solo accumulata?” si chiede Tony Webster, e incalza: “Che ne sapevo io della vita, io che ero sempre vissuto con tanta cautela? Che non avevo mai vinto né perso, ma avevo lasciato che la vita mi succedesse?”

Quando ho letto “Stoner” di John Williams (edito da Fazi) e “Il senso di una fine” di Julian Barnes (edito da Einaudi) ho avvertito una sorta di parallelismo. A prima vista verrebbe infatti da incasellare i due protagonisti – arrivati alla mezz’età di un’esistenza alquanto lineare e tranquilla – nei “vinti” di verghiana memoria.

Vinti “della” e “dalla” vita. Ma proprio questo è il punto: che significato ha la vita? Che cos’è che ci fa dire di averla vissuta degnamente? Chi è che può dirsi vincitore, e chi è vinto, nella lotta persa in partenza con il tempo e la memoria? Read more