Felicità, le istruzioni per l’uso di Cesare Annunziata Cinico dal cuore tenero, il protagonista del libro di Lorenzo Marone è un concentrato di saggezza

Forse sarebbe più semplice stare a questo mondo, se ci fornissero un manuale di istruzioni. Magari non ci ritroveremmo mai a pensare che la nostra vita è stata una gigantesca perdita di tempo, una sequela di scelte sbagliate o, peggio, di non-scelte che ci lasciano dentro l’eco inestinguibile del rimpianto. Perché, in definitiva, la potenzialità inespressa – insomma il come sarebbe stato se… – ha effetti anche più frustranti del pentimento per gli errori commessi.

Sarà per questo, perché sono a caccia di istruzioni esistenziali, che mi è piaciuta molto la storia di Cesare Annunziata, protagonista de “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone, edito da Longanesi, che di sé fa una presentazione che è tutto un programma: ho settantasette anni e per settantadue anni e centoundici giorni ho gettato nel cesso la mia vita.

Chi non l’ha mai pensato – può succedere a qualsiasi età, anche se ovviamente la probabilità è più alta, a mano a mano che si procede nel conto dei giorni – scagli la prima pietra! O è un fortunato che ha capito tutto della vita (possibile?) oppure è un ignavo che ha deciso di lasciarla scorrere senza stare a pensarci su troppo. E forse anche questa è una fortuna.

“Beato chi non capisce, perché non si intossica!” diceva mia nonna. L’ho tradotto dal dialetto napoletano, dove “intossicarsi” sta per “farsi il sangue amaro” e, di solito, chi ha una certa intelligenza e sensibilità è condannato a farselo per forza. Condannato dalla vita, che semplice non è mai, per nessuno. Ma forse risiede pure in questo la sua incredibile bellezza, che non è mai troppo tardi per godere.

Questo lo sa bene Cesare Annunziata- che ci tiene a dare di sé l’immagine di un cinico e burbero, oltre che “egoista fallito” perché il suo benessere non l’ha mai davvero raggiunto – il quale è arrivato ad un punto dell’esistenza che lo fa sentire vicino al nipotino Federico:

In fondo siamo uguali io e mio nipote, senza alcuna responsabilità e nulla d’importante da fare se non giocare, lui con i draghi, io con Rossana e qualche altra quisquilia. Solo una cosa ci divide: lui ha ancora una vita davanti e mille progetti, io pochi anni e molti rimpianti.

Rossana è una prostituta, spiega Cesare senza mezzi termini, che è poi uno degli aspetti che preferisco di lui. Dice le cose come stanno, senza ammantarle di fronzoli o ipocrisie, che è il lusso dei bambini, dei matti e evidentemente degli anziani che ormai sanno come vanno le cose della vita.

Sì, frequento le mignotte, embè? Ho ancora le mie voglie da soddisfare e nessuno al mio fianco a cui dare spiegazioni. Rossana è una vecchia amica conosciuta un po’ di tempo fa, quando girava per le case a fare iniezioni. E’ sotto i sessanta ormai, ma continua ad avere due enormi tette e un bel sedere armonico. E alla mia età non c’è bisogno d’altro, ci si innamora soprattutto dei difetti, che rendono la scena più credibile.

In realtà Rosanna fa parte dell’universo dei suoi affetti, anche se è restio ad ammetterlo, così come ne fanno parte due amici di lunga data, suoi vicini di casa, Eleonora la “gattara” e Marino, che fa tanta tenerezza con le sue paure acuite dall’età. Ma il centro di quest’universo naturalmente è rappresentato dai due figli di Cesare, Sveva e Dante, con cui il rapporto non è sempre facile. Sveva infatti è a un punto critico della sua vita e ha il brutto vizio di addossare agli altri la responsabilità dei suoi sbagli, mentre Dante si trascina il peso di dover rivelare a suo padre quello che, in realtà, lui già sa da sempre ossia che è omosessuale. E anche su questo la riflessione dell’anziano “sociopatico” è esilarante:

Sono molte le persone che attendono la morte dei genitori per lasciarsi andare e vivere liberi la propria sessualità. […] Se Dante vorrà emanciparsi dovrà fregarsene del sottoscritto. Io a morire per i suoi gusti sessuali non ci penso proprio.

La tentazione di essere feliciEbbene va a finire che il burbero Cesare deve fare i conti non solo con i suoi rimpianti (in special modo quelli legati a tre donne che non è riuscito ad avere) ma anche con un passato familiare che in parte ignora, ma che gli è necessario affrontare per chiarire il rapporto con i suoi figli e aiutarli nelle loro scelte.

Ma la cosa più sorprendente è che proprio lui, che si crede tanto egoista, prende molto a cuore le sorti della giovane Emma, la sua nuova dirimpettaia dagli occhi tristi, che nasconde un segreto terribile di cui Cesare non tarda ad accorgersi.

La verità è che, malgrado i difetti, Cesare è un buono e ormai sa fin troppo bene quanti errori si commettono da giovani e quanto sia difficile trovare la propria personale strada per la felicità.

– Sei felice, Sveva? Puoi affermare con assoluta convinzione di essere contenta della tua vita?

– Perché esiste qualcuno che può fare una simile affermazione? Tu sei felice?

– Sì, io sono felice, come può esserlo un vecchio che ha deciso di derubare la vita finché gli è permesso.

– Forse alla tua età è più semplice

Già, è vero, solo quando sai di non avere alternative ti lanci giù per la pista. Vada come vada.

In realtà è un altro, il segreto della felicità che è racchiuso in questo libro così bello, lieve e profondo, divertente e amaro assieme, di Lorenzo Marone (che, per la cronaca, di anni ne ha 41) ed io, personalmente, l’ho trovato in questa considerazione:

Quello che siamo svanisce col corpo, quello che siamo stati, invece, rimane custodito nei nostri cari. In Sveva mi sembra di rivedere un po’ Caterina, proprio come a un certo punto sul volto di mia madre ho ritrovato il nonno. Chissà se un domani anch’io tornerò in superficie grazie a un movimento, un’espressione, un sorriso di mia figlia. E chissà di chi saranno gli occhi che se ne accorgeranno.

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2 thoughts on “Felicità, le istruzioni per l’uso di Cesare Annunziata Cinico dal cuore tenero, il protagonista del libro di Lorenzo Marone è un concentrato di saggezza

  • 11 agosto 2015 at 15:07
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    Un romanzo che ho adorato da subito e che mi è rimasto nel cuore. Una storia impreziosita da riflessioni profonde, un personaggio tenero, di quelli che mi piacerebbe incontrare nella vita reale. Un autore che non vedo l’ora ci regali un’altra bella storia…
    Bellissimo intervento!

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    • 11 agosto 2015 at 16:07
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      Grazie Annarita, sono contenta che ti sia piaciuta la mia riflessione. Il merito è di Cesare, che è davvero un personaggio che entra nel cuore.

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